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Campagna di scavo 2002 nell’abitato etrusco di Ghiaccio Forte (Scansano)

 

Nello scorso mese di settembre si è compiuta la quarta campagna di scavo consecutiva nell’abitato etrusco di Ghiaccio Forte. Dal 1999 infatti il Comune di Scansano ha intrapreso, con la collaborazione della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Toscana e grazie alla significativa partecipazione di sponsor privati (Cosmoprof e So.ge.cos.), una serie di interventi di restauro e di ricerca per la conoscenza e la valorizzazione dell’insediamento etrusco scoperto nel 1970 e in parte scavato negli anni seguenti. La campagna 2002 è stata condotta dalla società Arethusa con la partecipazione di studenti di archeologia e di volontari sotto la direzione di Marco Firmati.

 

Obiettivo della ricerca era di rilevare le struttura completa di almeno una delle tre porte monumentali che si aprono nel circuito murario intorno alla sommità della collina. La peculiarità dell’insediamento di Ghiaccio Forte, distrutto dai Romani intorno al 280 a.C. e poi abbandonato, costituisce infatti una condizione privilegiata per indagare in maniera estensiva un abitato e il suo sistema difensivo progettati e realizzati in maniera unitaria e mai più modificati.

Le porte sono strutture monumentali costruite, con blocchi regolari, secondo una pianta cosiddetta “a camera” che si ispira a modelli elaborati in ambito greco a partire dal IV secolo a.C. L’indagine condotta a termine consente ora di definire lo sviluppo interno della Porta Sud-Est e la sua connessione con il circuito delle mura, dove si osserva un potente ispessimento della cortina – una sorta di torre – cui si appoggia un’ulteriore struttura.

Con questi dati, insieme alle altre più recenti acquisizioni, si viene definendo lo sviluppo e la funzione dell’insediamento fortificato che in età ellenistica (IV secolo a.C.) si sviluppò nel luogo di un santuario già frequentato in età arcaica (VI secolo a.C.). La cinta muraria difende un complesso residenziale che occupa la parte centrale della collina. La pianta delle porte urbiche e lo sviluppo architettonico dell’abitato richiamano direttamente modelli di ispirazione greca, che trovano confronti in situazioni contemporanee in Etruria e in area magnogreca. Durante le ultime campagne di scavo il fortunato recupero di due iscrizioni, rispettivamente su un proiettile di piombo per frombola e sul fondo di una coppa, sembra legare l’insediamento di Ghiaccio Forte al nome di una gens etrusca già documentata tra Fiora e Albegna.

All’interno del progetto di ricerca sull’area di Ghiaccio Forte si inserisce adesso la fortunata scoperta di una necropoli d’età arcaica non lontano dall’abitato, avvenuta nel giugno dello scorso anno. Un primo breve saggio di scavo fu effettuato durante la campagna 2001 consentendo di recuperare la sepoltura di un guerriero, corredata dalla lancia di ferro e da una coppa a vernice nera di produzione attica, e di iniziare lo scavo di una più monumentale tomba a camera con tumulo.

 

Durante la campagna 2002 appena conclusa si è scavata completamente la tomba a camera entro tumulo (Tomba 1) portando in luce l’intera struttura e recuperando un buon numero di oggetti che ne costituiva il corredo. Tra il vasellame, principalmente di bucchero, si contano diverse coppe, almeno una brocca e un attingitoio .

 

Le differenti forme ceramiche servivano per il rituale del banchetto nel quale si consumava vino secondo una moda di ispirazione greca che ebbe particolare diffusione tra l’aristocrazia etrusca di età orientalizzante e arcaica. Uno strumento da toeletta di bronzo era compreso nel corredo funerario: si tratta di una piccola verga con impugnatura decorata da globetti, legata ad una catenella pure di bronzo, e estremità provvista di tre piccole punte. A circa 50 m di distanza dalla Tomba 1 si è individuata e interamente scavata una seconda tomba a camera entro tumulo.  Ha una pianta quasi quadrata, di dimensioni maggiori, e la camera è provvista di corridoio di accesso (dromos)

 

Le pareti sono costruite con grosse lastre, per lo più di alberese ma anche di pietra arenaria. La pseudo-volta di copertura, crollata all’interno della camera, era edificata con le stesse lastre  di alberese.

All’interno della camera, nel dromos e appena fuori dello stesso si sono trovati il corredo e i resti ossei dei defunti: la loro posizione sembra indiziare la violazione della tomba in età antica. Il corredo era, anche in questo caso, costituito principalmente da vasellame di bucchero  e d’impasto, ma è documentato anche il piede di una coppa di produzione attica. Di estremo interesse è l’inconsueta presenza dei resti di ciò che sembra essere stato un sarcofago, o forse un letto funebre, di pietra calcarea. Malauguratamente, la natura stessa della pietra, estremamente friabile, ha compromesso l’integrità del manufatto, ma i frammenti sono almeno sufficienti a indiziarne la forma originaria e la disposizione all’interno della tomba .

Nell’attesa del restauro e del conseguente studio dei numerosi materiali di corredo l’inquadramento cronologico della necropoli si fissa tra la fine del VII e la fine del VI secolo a.C. Fin da ora è evidente che lo scavo di tre diverse tombe, a semplice fossa e a camera con tumulo, ha consentito il recupero di informazioni e materiali preziosi per definire il contesto storico in cui si sviluppa il centro fortificato di Ghiaccio Forte.

Forma e tecnica costruttiva delle tombe si allineano a esemplari ben documentati nell’Etruria settentrionale costiera. Le tombe a camera costruite con pietre e coperte da tumulo di terra sono infatti conosciute a Saturnia, in Pian d’Alma vicino a Castiglione della Pescaia, e all’Accesa presso Massa Marittima. I corredi funerari, costituiti da bucchero, ceramica d’impasto e qualche prodotto di importazione greca, suggeriscono lo stesso inquadramento cronologico (VI secolo a.C.).

Grazie alla recente scoperta il complesso collinare al centro della valle dell’Albegna, dove sorgerà in età ellenistica Ghiaccio Forte, sembra dunque legato a una funzione di controllo del territorio circostante e della viabilità lungo il corso del fiume e attraverso i suoi guadi già a partire dall’età arcaica.

   

Marco Firmati