Area mineraria di Cerreto Piano

 

Cerreto Piano - il pozzo "Olga"

L’area mineraria di Cerreto Piano è ubicata nei comuni di Scansano e Magliano in Toscana; è posta nella valle dei fossi “Viaio” e “Turbone” a circa 11 km. A S.E. del centro abitato di Scansano, a circa 4 km. Dal centro abitato di Pereta ed a circa 15 km. Dal centro abitato di Montemerano. E’ circondata dalle alture di Monterozzo, dalle Zolfiere di Montedonico, dalle Acquilaie; mentre più a S.S.E. dal piccolo altipiano di Monte Aperto e Ghiaccio Forte, che la racchiudono quasi nel fondo di una conca.

L’attività mineraria nei comuni di Scansano e Magliano ha costituito in passato un fatto di grande rilievo sotto il profilo economico e sociale.

Il giacimento fu scoperto (1898) dall’Ing. Jasinski, già direttore delle miniere del Cornacchino e di Cortevecchia sul Monte Amiata. Egli rinvenne in una formazione quaternaria di ciottoli alluvionali alcune masse, della grossezza media di un pugno, più o meno arrotondate e pesantissime, costituite quasi per intero da cinabro [1], misto a granelli di quarzo (tozzi).

"tozzo" di cinabro

Lo strato di sabbie cinabrifere fu  individuato nel 1909 ed i lavori proseguirono intensificandosi: Nel 1910 da un forno a storte fu prodotto il primo mercurio [2]

Dopo la morte dell’Ing, Jasinski, nel 1917, la vedova cedette la miniera alla Banca Italiana di Sconto che nel 1919 vi impiantò un forno Cermak-Spirek, ma nel 1921 la banca fallì e la miniera di Cerreto Piano venne abbandonata.

Nel 1927 il Comm. G.Ricciarelli di Castell’Azzara fondò la S.I.A.M. (Società Italiana Anonima Mercurio), riprendendo i lavori,  ma nel 1937 la miniera fu ceduta al Gruppo Armenise, lo stesso che di li a poco avrebbe acquisito la miniera del Siele sul Monte Amiata.

La nuova amministrazione diede un notevole impulso alla miniera corredandola di impianti moderni e basandosi in maniera massiccia sulla ricerca mineraria che, malgrado gli sforzi economici, non dette mai i risultati sperati.

Dopo un sussulto nel periodo 1948/1950 le zone più ricche del giacimento andarono rapidamente esaurendosi e la produzione seguitò a decrescere.

L’introduzione dell’impianto di “flottazione” e dei forni “Pacific” –i primi in Europa per il mercurio- non riuscirono ad equilibrare il bilancio della miniera;

La morte improvvisa dell’Amministratore Delegato (1964) fu un duro colpo per le sorti della miniera di Cerreto Piano.Nel frattempo l’impianto di flottazione era stato ampliato,  per il trattamento del minerale che si supponeva a Zolfiere e che invece si rivelò assai più povero del previsto.

 I nuovi amministratori non ritennero opportuno proseguire nella attività e la situazione divenne sempre più pesante finché alla fine del 1970, anche in dipendenza della crisi del mercato del mercurio, la S.I.A.M. chiese di mettere in manutenzione la miniera. Ne seguirono agitazioni sindacali, ma la società nel marzo 1971  rinunciò alla concessione mineraria. D’allora la miniera è stata abbandonata.

Nel dare la preferenza al sistema combinato flottazione arrostimento, a Cerreto Piano è stato tenuto conto, innanzi tutto, delle caratteristiche del minerale che possono così riassumersi:

il giacimento che vi si coltivava è uno strato di sabbie silicee plioceniche contenenti cinabro con a letto i galestri eocenici ed a tetto, fino a giorno, argille del pliocene.

Lo strato - rotto frequentemente da faglie che dall’affioramento da cui ebbero inizio i lavori minerari lo inabissano fino a 2170 metri dal suolo nella zona più depressa, (Pozzo Olga) risalendo man mano a metri 120, pari circa alla quota del livello del mare - nella parte esplorata ha una potenza di 6-8 metri. È costituito da tanti piccoli stratarelli di sabbia di differente granulometria, quasi sempre nettamente divisi fra loro da una sottile patina argillosa e morbosa.

Il cinabro di trova prevalentemente nelle sabbie a granulometria piuttosto grossolana, quasi sempre sotto forma di concentrazione (talvolta notevoli al 35/40 % hg = mercurio) ed assai più raramente diffuso nelle sabbie.

L’abbattimento delle coltivazioni veniva effettuato mediante volata di mine. Dal materiale abbattuto, costituito prevalentemente da sabbia, erano facilmente cernibili i blocchi di cinabro, rotti ma non disfatti dalle mine, mentre nella sabbia rimanevano i frammenti minuti di “Ricco” e, ove esistente, il cinabro della mineralizzazione diffusa sempre accompagnato da marcassite (Solfuro di ferro) in quantità circa doppia del cinabro stesso.

Il mercurio contenuto nel “Ricco” di cernita rappresentava il 70-80 % della produzione totale; il resto si otteneva dalle sabbie abbattute insieme al “Ricco”, il tenore delle quali si aggirava sul 5 per mille.

Sull’origine del giacimento di Cerreto Piano sono state enunciate diverse ipotesi:

1)      Mineralizzazione sedimentaria secondo la quale sabbie e grani di cinabro provenienti dal disfacimento di un giacimento preesistente, presumibilmente nelle arenarie, si sarebbero depositati insieme. Le concentrazioni cinabrifere (Tozzi) avrebbero avuto origine da un processo di arricchimento gravimetrico durante la sedimentazione e della successiva cementazione.

2)      Mineralizzazione secondaria come sopra accennata e successiva trasmierazione del cinabro disciolto in acque circolanti nello strato,  con rideposizione nelle sabbie stesse, spesso favorita da residui organici, ciottoli calcarei, fossili e altro.

3)      Mineralizzazione idrotermale diretta e cioè deposizione cinabrifera da soluzioni mineralizzanti provenienti dal basso.

 

Questa ipotesi, già enunciata dal geologo Bernardino Lotti nel 1908 e successivamente sostenuta dai geologi Prof. Falini e Prof. Dessau, ha in pratica due versioni:

a)      Ascesa delle soluzioni mineralizzanti attraverso una frattura parallela alla direttrice del giacimento, secondo il Falini.

 

b)      Ascesa delle soluzioni mineralizzanti attraverso le faglie che hanno rotto e disciolto il giacimento; faglie normali, come si è detto, alla direttrice generale della mineralizzazione, secondo Dessau.

 

La colonna stratigrafica del terreno è rappresentata dai seguenti termini a partire dall’alto:

Quaternario   -  Sedimenti alluvionali Ciottolosi, sabbiosi o argillosi ubicati lungo i corsi d’acqua; conglomerati sciolti o debolmente cementati da matrice sabbiosa-argillosa; detriti di falda e prodotti di disfacimento.

Pliocene       -     Argille azzurrine e sabbie marine.

Miocene       -    Marne argillose con strati liniferi, argille lacustri, sabbie, arenarie e conglomerati.

Eocene         -    Serie delle argille scagliose costituita da scisti argillosi galestrini con intercalazione di calcari alberesi e palombini. Arenaria quarzosa feldspatica a cemento siliceo-argilloso. Calcare grigio granulare nummulitico in strati o lenti.

Cretaceo      -    Scisti argillosi verdastri o rossastri con intercalari di calcari marnosi rossi, calcari silicosi e diaspri manganesiferi.

Dati certi sull’attività svolta si hanno dal 1929 a tutto il 1970, in questo periodo sono state prodotte 53˙940 bombole di mercurio. Gli anni più proficui della produzione di Hg espressa in bombole [3] sono: 1946-1950 (anni 5) bombole  prodotte 10˙645 per un totale di Kg. Hg. 367˙252,5.

Numero delle giornate lavorative 145˙444,  tenore di Hg. del minerale pari allo 0,55 %.

La produzione di mercurio più negativa risulta nei 5 anni che vanno dal 1966 al 1970, bombole prodotte 3˙393 per un totale di Kg. Hg. 117˙058,5; giornate lavorative55˙307, tenore di Hg. Del minerale trattato 0,16 %.

 

Note:

 

[1]-Il cinabro è un solfuro di mercurio, il nome deriva dal greco Kennabari – formula chimica HgS. – Durezza da 2 a 2,5 – Peso specifico 8,1. Cristallizza nel sistema trigonale, colore rosso vermiglio con lucentezza adamantina – i suoi giacimenti hanno origine prevalentemente in zone vulcaniche. I più importanti giacimenti italiani si trovano attorno al vulcano -spento da oltre 400000 anni- del Monte Amiata.

 

[2]-Mercurio: così chiamato perché i greci lo avevano dedicato al pianeta omonimo. Simbolo chimico: Hg. – Peso specifico 13,59 – a temperatura ordinaria è un metallo liquido, ma a meno 39 gradi sotto zero solidifica. È utilizzato sia in medicina , sia in metallurgia. Scioglie facilmente l’oro, l’argento e il piombo, formando una amalgama. – Il mercurio è utilizzato per preparare il rivestimento rifrangente degli specchi, nella preparazione di coloranti, nell’industria fotografica ed esplosiva, come sorgente luminosa ed altro.

 

[3] - Il contenitore (bombola) del mercurio, ha forma cilindrica di litri 2,700, chiusura a tappo filettato avvitante, il suo contenuto è di Kg 34,500 di mercurio (peso standard stabilito per il commercio).

 

 


 

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