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                                                                                                       Comune di Scansano

STAGIONE  TEATRALE  2005-2006

 

    Domenica 18 dicembre, ore 18

Dalla Rassegna CRONACHE TEATRALI, II edizione – INGRESSO LIBERO

Promossa da Fondazione Toscana Spettacolo nei teatri della Provincia di Grosseto, prima dell’avvio delle stagioni teatrali ed a loro sostegno, che rappresenta un invito per il pubblico ad intraprendere un “viaggio” fra i teatri storici di questo territorio. Si delinea un percorso teatrale in cui la parola, il racconto inventato, la favola, la storia vissuta nella loro semplicità e nel loro fascino, sono i reali “protagonisti” di questa iniziativa.

 

Il Teatro delle Forme

 

VEGLIA D’AMORE E DIVINO – ANNATA 2002

 

Con Antonio Damasco, Silvia Edera, Paola Bertello,

Gerardo Cardinale, Valerio Mosso, Andrea Mammolenti

Regia di Antonio Damasco

 "Andare a veglia…un tempo, nelle campagne, si diceva per coloro che andavano a passare le serate invernali conversando, lavorando con spirito comune, riuniti nelle stalle. Erano uomini e donne, vecchi e bambini che la terra aveva deciso di mettere vicino e che nell’atto (non poetico) ma faticoso, arrabbiato di domare la natura, finivano col condividere i medesimi valori, sentivano di appartenere ad una stessa comunità. Per questa ragione attori e spettatori condividono lo stesso spazio e lo stesso vino. E poi l’amore, il canto, le parole di alcuni fra i più importanti pensatori, poeti e folli d’ogni tempo. Il compito di questo “viaggio raccontato” è quello di far scendere l’Amore alto, poetico e visionario dalla testa alla parte più bassa, carnale e terrena del corpo umano, attraverso quel nettare “diVino”. Si brinderà per cinque volte: ogni bicchiere segna una tappa, ed ogni tappa una particolare emozione comica, grottesca, tragica. "

 

 

 

 

 

 

 

Venerdì 30 Dicembre, ore 21

Concerto della

Orchestra Sinfonica Città di Grosseto

Direttore Giuseppe Lanzetta

"Valzer, Polke, Galop della famiglia Strauss"

Programma

 

Rose del Sud, valzer op. 318

Annen Polka, op. 117

Kaiser Valzer, op. 437

Unter Donner und Blitz, op. 324

 

*****

Voci di Primavera, valzer op. 410

Auf der jagd, op. 373

Tritsch tratsch Polka, op. 214

Pizzicato Polka

Sul bel Danubio Blu, valzer op. 314

 

 

 

 
 
 

 

 

venerdì 27 gennaio, ore 21

Compagnia Katzenmacher / Fondazione Pontedera Teatro

LE VOCI DI DENTRO

di Edoardo De Filippo

regia di Alfonso Santagata

con Barbara Valmorin, Alfonso Santagata, Antonio Alveario, Chiara Di Stefano, Rossana Gay, Johnny Lodi, Massimiliano Poli

 

<<È una mattina luminosa di fine novembre, e la vita ricomincia come ogni giorno nella linda cucina di casa Cimmaruta. Rosa, la sorella nubile di don Pasquale, dialoga con la serva Maria e il portiere Michele, e attraverso le loro parole la famiglia Cimmaruta si presenta. La signora Matilde fa la cartomante, e traffica con "tutta una clientela di gente bizzarra", che il marito Pasquale accoglie sulla porta con un turbante in capo; il signorino Luigi non ha né arte né parte ed è sempre affamato; la figlia Elvira lavora da dattilografa; la zia Rosa fabbrica candele e saponi riciclando i rifiuti grassi della casa. Una normalità domestica che rivela da subito tratti eccentrici e bizzarri, in un clima di inquietudine e attesa. Maria e Rosa raccontano i loro sogni, popolati di incubi raccapriccianti e truculenti: un capretto dalle fattezze di bambino servito al desco famigliare, una fontana da cui zampilla sangue umano… Quale disagio emerge fra le pieghe ancora stropicciate del mattino? Il suono del campanello scandisce il ritmo degli eventi successivi. Si presentano i vicini di casa, Alberto e Carlo Saporito, di professione "apparatori di feste", e con loro fanno l’ingresso i segni di un malessere reale: la decadenza economica, la sofferenza fisica, la fame. E si introducono certi accenni misteriosi, che hanno il sapore dell’insinuazione sottile, ben presto svelata dall’irruzione improvvisa della polizia. Antonio Saporito ha denunciato l’intera famiglia Cimmaruta dell’assassinio di tale Aniello Amitrano, che è effettivamente scomparso. Ma quando si tratta di guidare gli agenti alla scoperta delle prove, queste non si trovano, e il vicino è costretto ad ammettere di essersi sognato tutto quanto.
È pomeriggio, nel magazzino dei Saporito, ingombro della disordinata mercanzia degli apparatori: stendardi, lampioncini, immagini sacre, fuochi d’artificio, cataste di sedie. In alto, sul mezzanino, c’è Zì’ Nicola, che dialoga col mondo di sotto lanciando sputi e facendo scoppiare "granate, botte e girandole", dopo aver deciso che l’umanità è sorda, e tanto vale essere muti. Di nuovo, è il campanello a ritmare le vicende attraverso le quali si rivela via via la natura del micromondo condominiale, riflesso del più ampio consesso al quale il vecchio ha deciso di non appartenere più. Carlo Saporito traffica la cessione del patrimonio famigliare, approfittando della minaccia di carcere che pende sul capo del fratello in seguito alla falsa denuncia. Uno alla volta fanno il loro ingresso i membri della famiglia Cimmaruta, provocati dal sogno di Alberto Saporito a svelare una realtà famigliare fondata sul sospetto e il discredito reciproci. Convinti che l’assassinio sognato non possa non essere vero, i Cimmaruta si accusano a vicenda: la zia contro il nipote, il nipote contro la zia e la sorella, il marito contro la moglie e questa contro di lui, la sorella contro il fratello… La sera è scesa quando, dall’alto del mezzanino, Zì’ Nicola chiede inutilmente pace prima di far scoppiare il suo ultimo bengala verde.
È di nuovo mattina nel magazzino dei Saporito. Continuano le trattative di Carlo per truffare il fratello, mentre i Cimmaruta arrivano a proporre una gita in campagna ad Alberto, già messo in guardia dalla servetta Maria circa le reali intenzioni dei suoi padroni, decisi a sbarazzarsi del pericoloso testimone sognatore. Ma ecco comparire il brigadiere con Aniello Amitrano, ben vivo e ignaro di tutto. Eppure un omicidio si è compiuto, denuncia Alberto, quello della stima reciproca. Tutti disposti a vedere un criminale in ciascuno, tutti disposti a "mettere un delitto nel bilancio di famiglia". Il silenzio – al quale Zì’ Nicola da tempo si era consegnato – cala sui due fratelli, restati soli nel magazzino, mentre il sole si affaccia dal finestrone in fondo tagliando l’aria polverosa.

Le voci di dentro è la seconda tappa del progetto triennale su Eduardo De Filippo che Alfonso Santagata ha inaugurato con lo spettacolo Quali fantasmi. Dagli atti unici alla commedia in tre atti, si approfondisce l’indagine sul mondo eduardiano e sulle sue tessiture drammaturgiche sapientemente sospese fra realtà e fantasia. Ritornano le maschere grottesche di personaggi comici e tragici al tempo stesso, e si accentuano le tinte scure che solcano l’apparente solarità dei rapporti famigliari e sociali. Ognuno è pronto a vedere il mostro nell’altro perché la mostruosità appartiene all’umano. Se all’interrogativo implicito contenuto nel titolo del primo spettacolo Alfonso Santagata rispondeva, citando Eduardo: "I fantasmi siamo noi", la conclusione di questo secondo lavoro sarà forse: "I mostri siamo noi": ciascuno regista feroce della rappresentazione dell’altro nelle vesti del "malcapitato" di turno. E ancora una volta il teatro di Santagata e quello di Eduardo si sovrappongono in un’unica visione.>> 

 

 

 

 

 

 

 

venerdì 24 febbraio, ore 21

Casanova – La Casa dei Racconti

in coproduzione con il Comune di Latina

SCOPPIO D’AMORE E GUERRA

di Duccio Camerini

regia di Duccio Camerini

con Lucrezia Lante Della Rovere, Rocco Papaleo e con Cristina Cellini, Riccardo De Filippis, Vittorio Martini, Simone Montedoro, Francesco Zecca

 

<<Un viaggio nell'emozione e nella memoria: l'avventura di un teatro nella seconda guerra mondiale.

Primavera 1944.
Un paese alle porte di Roma, durante l'occupazione nazista.
Una compagnia filodrammatica fa le prove nel teatro. Tra gli aspiranti artisti c'è Marta, che l'attrice l'ha già fatta a livello professionale, qualche film a Cinecittà e una rivista. Marta è bella, e gli altri si chiedono perché faccia la prima donna con quella filodrammatica scalcagnata.
La nostra storia comincia quando entra in teatro un ometto dimesso, che vive là sfollato anche se non è di quelle parti. L'uomo chiede alla filodrammatica di poter dire anche poche battute. Ha fatto la comparsa in un film di Vittorio De Sica, e il maestro lo ha incoraggiato a fare l'attore; De Sica gli ha anche promesso che verrà a vederlo a teatro, se lo inviterà. L'omino è galvanizzato all'idea, ma gli artisti della filodrammatica sono tipi strani, perdono un sacco di tempo, le prove procedono a rilento o riprendono di soprassalto… L'omino scopre così che in realtà quella filodrammatica non è una filodrammatica, ma una cellula della resistenza; un partigiano ferito è nascosto negli scantinati, e nessuno spettacolo andrà mai in scena… I falsi artisti preparano un'imboscata contro i nazisti, che si riuniranno la settimana dopo proprio in quel teatro. I partigiani stanno minando tutto il teatro, che dovrà saltare in aria con i tedeschi dentro…
In quel teatro, insomma, tutto è il contrario esatto di come appare. A parte lei, Marta… No, lei è bella sul serio, e l'omino non tarda ad innamorarsene, perdutamente… Marta lo tiene buono, fingendo di ricambiare i suoi sentimenti, ma qualcosa in lei sta cambiando davvero…
E nel frattempo, si avvicina la data del "grande scoppio"… ma nessuno sospetta che nel gruppo dei partigiani si nasconda un traditore, qualcuno che sta vendendo le informazioni ai nazisti… qualcuno che complicherà tutta la faccenda…
Un dramma spesso ridicolo sull'eroismo e le contraddizioni della guerra… in cui le orme di un piccolo uomo e quelle di una donna che sta scoprendo il coraggio si mescolano, culminando in un atto di autentico, inatteso, eroismo…>>

Effetti visivi di Rodolfo Feliciangeli

 

 

 

 

 

 

 

sabato 11 marzo, ore 21

Progetti Dadaumpa


ROMANINA: LA NASCITA DI UN CIGNO

da "Io, la romanina" di Romina Cecconi
regia di Giovanni Guerrieri
drammaturgia di Luca Scarlini
con Anna Meacci

 

<<Romina Cecconi è stata tra le prime in Italia a cambiare sesso e la sua storia è stata un segno importante di un costume che cambiava e di cui fu clamorosamente protagonista.
Nel 1975 riassunse nel libro Io, la romanina - le ragioni di una scelta un percorso che, per quanto accidentato, narra sempre con piglio deciso e con un humour tagliente che non indietreggia di fronte alle prevaricazioni di una legge che la volle prima nel carcere maschile e poi in quello femminile. Luca Scarlini riscrive questa storia con un occhio alla favola del Brutto anatroccolo, manifesto per Hans Christian Andersen di tolleranza per ogni diversità e affida a Anna Meacci il ruolo di cantastorie.
L'attrice, che ha al suo attivo numerosi interventi sulle storture della normalità e sulle apparenti follie del vivere sociale, ripercorre questa vicenda, tra ironia e pietas, raccontando allo stesso tempo un pezzo di storia del Belpaese e delle sue numerose contraddizioni.>>

 

 

 

 

 

 

sabato 1 aprile, ore 21

Corale San Martino - Operaltra

L’OPERETTA CHE NON C’E’

di Roberto Becheri

traduzioni delle arie di Sidney Jones: Anna Spata e Nicola Mottaran

regia di Goffredo Gori

con Alessandro Petruccelli, Anna Ugolini, Mayumi Kuroki, Elisabetta Ciani, Nicola Mottaran, Alessandro Bolognesi e Corale San Martino


OPERALTRA in collaborazione con CORALE SAN MARTINO e compagnia di prosa QUARTA PARETE presenta "L'OPERETTA CHE NON C'E'"

Si deve alla fantasia di Roberto Becheri questo lavoro originale che combina canto e prosa sul testo di un libretto tradizionale che ospita una serie di brani musicali tratti dalle operette, le più amate dal pubblico.

La canzone della “Rificolona” della toscanissima “Acqua Cheta”; ma anche “La vedova allegra”, “Cincilla” e perfino “Sì” del più autorevole Mascagni. Tante arie da operette, le più note. Una storia c’è: su un palcoscenico qualsiasi si cerca di allestire un’operetta. La compagnia è riunita per una giornata di prova in vista di una recita imminente, ma gli accordi con l’impresario sono in corso di perfezionamento ed ancora non si sa quale operetta verrà eseguita. Confusione, protagonismi, sotterfugi ed equivoci, gelosie e invidie: ovvero tutto quello che succede davvero in un teatro quando si prova.
L’operetta non si farà; ma intanto andrà in porto raccontando una sorta di backstage felliniano con personaggi di ogni tipologia.

La caratteristica dello spettacolo sta nel connubio tra musica, canto e recitazione.
Un’alternanza di gags raccontate e di leggerissime arie cantate (spiccano due arie di Sidney Jones per la prima volta cantate in Italia)

Due le compagnie: una di cantanti e una di prosa che s’intrecciano in una storia “non sense” ma divertente e di facile presa. Grazie anche alla presenza di una compagine numerosissima di personaggi costantemente sulla scena.