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Dipartimento delle politiche

territoriali e ambientali

                                                                                                             

Area tutela e valorizzazione

delle risorse ambientali

UOC tutela della diversità ecologica

 

 

 

 

 

  

Analisi degli elementi naturalistici e formulazione di indicazioni gestionali per il torrente Trasubbie

(Scansano, Gr)

 

 

 

 

 

(Gennaio 2004)


 

 

 

 

Relazione conclusiva

 

  

 

 

 

 

 

 

Claudia Angiolini (Dott. Naturalista) – Impostazione del lavoro, flora e vegetazione, valutazione delle emergenze e linee guida per la gestione

Emiliano Arcamone - Rilievi avifaunistici

Manuela Boddi (Dott. Naturalista) – Cartografie e uso del suolo.

Linda Colligiani (Dott. Forestale) – Elaborazione dati avifaunistici, ricerca bibliografica e stesura relazione avifauna, fauna non ornitica, valutazione delle emergenze e linee guida per la gestione, cartografia

Paolo Dall'Antonia (Dott. Biologo) - Rilievi avifaunistici

Flavio Frignani (Dott. Naturalista) – Flora

Marco Landi (Dott. Naturalista)  - Flora e vegetazione, valutazione delle emergenze e linee guida per la gestione

 

 

 

 

 

 

sommario

 1.     Premessa_______________________________________________________________

2.     Inquadramento dell’area__________________________________________________

2.1.  Area di studio: cenni sugli aspetti geologici, geomorfologici e climatici____________

2.1.1.       Caratteristiche geologiche, geomorfologiche e pedologiche______________________________

2.1.2.       Cenni sul clima_______________________________________________________________

2.1.3.       Cenni sulla geologia___________________________________________________________

2.1.4.       Caratteri geomorfologici________________________________________________________

3.     Analisi naturalistiche_____________________________________________________

3.1.  Vegetazione e Uso del suolo______________________________________________

3.1.1.       Le fonti documentarie sugli aspetti floristici e vegetazionali______________________________

3.1.2.       L’ uso del suolo______________________________________________________________

3.1.3.       La vegetazione_______________________________________________________________

3.1.3.1.    Cenni metodologici_________________________________________________________

3.1.3.2.    Le tipologie vegetazionali_____________________________________________________

3.1.3.3.    Quadro sintassonomico______________________________________________________

3.1.3.4.    Le serie di vegetazione_______________________________________________________

3.1.4.       Le emergenze vegetazionali______________________________________________________

3.2.  La flora_______________________________________________________________

3.2.1.       Cenni metodologici____________________________________________________________

3.2.2.       Analisi della flora_____________________________________________________________

3.2.3.       Le emergenze floristiche________________________________________________________

3.3.  Avifauna______________________________________________________________

3.3.1.       Cenni metodologici____________________________________________________________

3.3.2.       Le fonti documentarie edite e inedite_______________________________________________

3.3.3.       L'indagine in Campo___________________________________________________________

3.3.3.1.    Analisi del transetto_________________________________________________________

3.3.3.2.    Il popolamento nidificante____________________________________________________

3.3.4.       Emergenze avifaunistiche_______________________________________________________

3.4.  Ittiofauna, Erpetofauna e Teriofauna________________________________________

3.4.1.       Cenni metodologici____________________________________________________________

3.4.2.       Le fonti documentarie edite ed inedite______________________________________________

3.4.3.       Specie osservate durante i rilievi di campagna________________________________________

4.     Valutazione dei risultati___________________________________________________

4.1.  Valore naturalistico degli habitat___________________________________________

4.1.1.       Risultati____________________________________________________________________

4.2.  Cause di minaccia e livelli di fragilità_______________________________________

5.     Aspetti propositivi________________________________________________________

5.1.  Linee guida per la gestione_______________________________________________

5.2.  Indicazioni per la valorizzazione___________________________________________

6.     Allegati      omissis_____________

7.     Bibliografia  omissis____________

8.     Tavole allegate  omissis_________


 

1.   Premessa

L’obiettivo dell’istituzione del Sito d’Interesse Regionale (SIR) “Torrente Trasubbie e Trasubbino”, ai sensi della L.R. Toscana 56/2000, è quello di preservare l’ampio letto fluviale e le aree riparie ad esso collegate, visto che la loro importanza biologica ed ecologica supera di gran lunga l’incidenza che presentano in termini di superficie sul contesto territoriale.

La tipologia ambientale prevalente è infatti l’alveo fluviale ampio, caratterizzato da una distesa di alluvioni ghiaioso-ciottolose che conferiscono al letto una particolare conformazione larga e poco profonda, apparentemente sproporzionata rispetto alla portata del corso d’acqua, simile come morfologia alle “fiumare” delle montagne calabresi e siciliane. Tale alveo è solcato da una rete di canali intrecciati o anastomizzati appena incisi, quasi del tutto asciutti durante l’estate e percorsi da improvvise e violente piene durante il periodo autunnale o primaverile.

I terrazzi più bassi, sommersi dalle piene ordinarie, presentano una estrema mobilità e formano un substrato molto instabile dove solo poche piante pioniere riescono a insediarsi. La vegetazione può colonizzare, con abbondante copertura, la sommitá relativamente pianeggiante dei terrazzi piú alti, cresciuti durante le piene eccezionali (Biondi et al., 1997). Inoltre lo stretto mosaico tra boscaglie ripariali, arbusteti, garighe e praterie consta di un insieme di ecotoni, cioè ambienti di transizione, notoriamente caratterizzati da elevata diversità biologica. Altre tipologie ambientali rilevanti sono seminativi e pascoli, per lo più contigui all’alveo.

In questo ambiente particolare si creano habitat, anche d’interesse comunitario secondo il regolamento 92/43 CEE, come i pratelli di erbe graminoidi e erbe annuali (Thero-Brachypodietea, Helianthemetea) e le cenosi di suffruttici a dominanza di Santolina etrusca e Helichrysum italicum (Rosmarinetalia), peculiari per specie vegetali e animali rare, come la testuggine di Herman Testudo hermanni (Rettili), l’occhione Burhinus oedicnemus, il biancone Circaetus gallicus e la ghiandaia marina Coracias garrulus, fra gli uccelli.

In generale i corsi d’acqua costituiscono dei «corridoi ecologici» che assicurano una continuità fisica tra ecosistemi tramite i processi ambientali (flussi di materia, di energia, di organismi viventi); costituiscono dunque uno strumento fondamentale di mantenimento della biodiversità.

Per impostare una corretta gestione e proporre strategie di conservazione è necessaria una solida conoscenza scientifica desunta da studi come quello che stiamo esponendo, che dovrà essere la base per stilare un futuro piano di gestione.

Il presente studio botanico e faunistico, redatto a seguito dell’Incarico per una Consulenza relativa ad “Analisi degli elementi naturalistici e formulazione di indicazioni gestionali per il T. Trasubbie (Scansano, Gr)”, ha come finalità quella di fornire l’analisi e la valutazione degli elementi naturalistici (vegetazione e flora, fauna vertebrata focalizzando l’attenzione sull’avifauna nidificante, uso del suolo) per la formulazione di indicazioni gestionali, con particolare riferimento alla gestione idraulica, le attività agricole e pastorali e la valorizzazione ambientale e turistica dell’area.

 

 

 

2.   Inquadramento dell’area

2.1.                    Area di studio: cenni sugli aspetti geologici, geomorfologici e climatici

2.1.1.                           Caratteristiche geologiche, geomorfologiche e pedologiche

Il SIR (Sito d’Importanza Regionale) ha una superficie di circa 1381 ha e comprende quasi completamente l’alveo fluviale del torrente Trasubbie (affluente del fiume Ombrone) e dei suoi affluenti Trasubbino e Senna; è localizzato nella parte centro-orientale della provincia di Grosseto, tra il comprensorio amiatino e la Maremma.

Il torrente Trasubbie nasce nella zona compresa tra il Poggio le Sassaie (1.080 m s.l.m.) e il Monte Buceto (1.152m s.l.m.), all’interno del SIC (Sito d’Importanza Comunitaria) del Monte Labbro Alta valle dell’Albegna. E’ lungo circa 24 km, ha un andamento E/NE-W e scorre prima nel comune di Arcidosso e Roccalbegna, poi in quello di Scansano e Campagnatico (Grosseto), gettandosi nell’Ombrone alla quota di 18m s.l.m..

Il suo affluente principale è il torrente Trasubbino che, dopo la confluenza con il Fosso Senna, si distende a sinistra nella piana alluvionale. In particolare entrambi i corsi d’acqua, con i propri apporti detritici, incrementano il trasporto solido del Trasubbie che, a valle della confluenza con il Trasubbino, presenta un letto largo anche 800m in cui il divagare e l’intreccio dei rami non rende più distinguibile la netta individualità degli stessi.

L’area oggetto di studio è riconosciuta come SIR (Sito d’Importanza Regionale) e comprende parte del Trasubbie, Trasubbino e Senna; contiene il loro alveo a partire da 307m di quota per il primo e di 330m per il secondo, fino alla quota minima di 35m nei pressi della confluenza con il fiume Ombrone.

Il limite esterno dell’area in esame coincide con l’esterno della fascia ripariale e pertanto, l’intero Sito assume la forma di fasce strette e lunghe parallele ai corsi d’acqua.

Il torrente si evolve nel tempo e presenta pertanto un contorno e un volume variabili. I limiti del SIR, che oggi risultano coincidenti con la morfologia torrentizia, potrebbero essere revisionati in un prossimo futuro.

Nel pSIR sono presenti, secondo Rossi et al. (1994), 3 "sistemi di paesaggio"; i sistemi di paesaggio, rappresentando unità geografiche, consentono di ottenere in modo rapido la correlazione con l'ambiente geografico fisico:

i)                    Sottosistema di paesaggio  CP13 - Rilievi dalla bassa Val d'Orcia alla bassa valle del Trasubbie (la tipologia più estesa);

ii)                  Sottosistema di paesaggio  RA10 - Rilievi a sudovest del Monte Amiata fino a Scansano (nella parte a monte del pSIR);

iii)                Sottosistema di paesaggio  RA9 - Rilievi tra l'Ombrone e Magliano in Toscana (lambisce solo marginalmente il pSIR).

 

2.1.2.                           Cenni sul clima

I dati climatici sono stati ricavati da Barazzuoli et al. (1993) e calcolati per il periodo 1951 - 1980. Le stazioni termopluviometriche prese in esame sono quelle di: Granaione e Cinigiano situate a valle e nella destra idrografica, Cana situata a monte nella dorsale che divide il Trasubbie dal Trasubbino (Tabelle 1 e 2).

 

Tab. 1 -  Temperature medie mensili ed annuali

 

 

 

 

 

 

 

 

Stazioni

Quota              (m s.l.m.)

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Sett

Ott

Nov

Dic

Anno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Granaione (GR)

84

7.2

8.0

9.7

12.4

16.5

20.3

23.1

23.2

20.4

16.1

11.6

8.3

14.7

Cinigiano (GR)

324

5.8

6.6

8.7

11.8

15.9

19.7

22.7

22.6

19.4

14.8

10.1

6.8

13.8

Cana (GR)

502

5.2

6.3

7.9

10.8

14.8

18.4

21.7

21.7

18.4

14.4

9.7

6.5

13.0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tab. 2 -  Precipitazioni medie mensili ed annuali

 

 

 

 

 

 

 

 

Stazioni

Quota              (m s.l.m.)

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Sett

Ott

Nov

Dic

Anno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Granaione (GR)

84

66.8

59.4

57.4

58.3

54.5

45.5

23.5

30.8

66.7

83.5

99.6

85.4

731.4

Cinigiano (GR)

324

60.2

77.1

52.9

58.1

47.0

40.3

25.0

35.5

59.5

81.6

97.6

76.8

711.6

Cana (GR)

502

111.3

111.3

93.7

89.7

73.0

56.5

33.7

55.7

81.8

117.5

152.0

116.5

1092.7

 

Possiamo rilevare che la temperatura media annua passa dal valore di 13 C° nella stazione di Cana al valore di 14,7 C° nella stazione di Granaione. Le temperature medie mensili raggiungono in ogni caso il loro massimo nei mesi di Luglio e Agosto e scendono al valore minimo nel mese di Gennaio.

Per quanto riguarda il regime pluviometrico le precipitazioni medie annue ha come estremi i 1.093 mm della stazione di Cana e di 731,4  mm per la stazione di Granaione.

Secondo la classificazione proposta da Thornthwaite (1948) il clima è mesotermico e man mano che ci spostiamo da Est (dalle pendici del Monte Amiata), a Ovest (verso la Maremma), passa da umido con moderata aridità estiva (area compresa tra Roccalbegna e Baccinello), a subumido  (presso Polveraia) e a subarido con elevata aridità estiva (nella zona tra Arcille e la confluenza con l’Ombrone).

Per quanto concerne il bioclima (classificazione bioclimatica effettuata da Biondi & Baldoni (1994) mediante il calcolo dell’indice di termicità e l’utilizzo del nuovo indice ombrotermico estivo), le stazioni esaminate ricadono nella zona di transizione fra la fascia mesomediterranea (dove la vegetazione climacica, attribuibile al Quercion ilicis, consiste di boschi sempreverdi a dominanza di Quercus ilex con presenza di specie decidue che talvolta raggiungono anche elevate coperture; stazioni subcostiere, Grosseto e Granaione) e quella  collinare oceanica (dove la vegetazione climacica è rappresentata per lo più da boschi misti decidui attribuibili al Lonicero-Quercion pubescentis; le stazioni collinari interne, Cinigiano e Cana).

 

2.1.3.                           Cenni sulla geologia

L’area del SIR è interessata dai seguenti litotipi (Foglio 128, Grosseto) (Casella et al., 1969):

Sedimenti alluvionali attuali e recenti

I sedimenti alluvionali attuali e recenti, ciottolosi, sabbiosi e argillosi costituiscono la tipologia assolutamente dominante nel sito. Tali sedimenti, nella zona a monte, occupano una valle stretta ed entrano in contatto con marne e argille lacustri più o meno sabbiose ed argilloscisti nel T. Trasubbie e calcari marnosi ed argilloscisti nel T. Trasubbino. Nella zona a valle i depositi alluvionali occupano l’ampio alveo fluviale fino alle scarpate dei terrazzi più elevati e quindi più antichi, costituiti da conglomerati.

Conglomerati

Si tratta di conglomerati sciolti o debolmente cementati da una matrice sabbioso-argillosa; nel SIR in oggetto sono rappresentati da terreni sabbioso-ghiaiosi dei margini della piana di Grosseto, rialzati e quindi più antichi rispetto a quest’ultima. Sono presenti nella parte a valle del sito a contatto con le alluvioni, coprendo però estensioni molto più limitate rispetto a quest’ultime.

Sabbie e argille

Sedimenti prevalentemente marini o deltizi del Pliocene rappresentati da sabbie e arenarie con nidi di microfauna a grossi bivalvi, sabbie marnose, lenti ciottolose a luoghi gessose o da marne e argille lacustri talora gessose con lenti ciottolose. Sono presenti nella parte a monte del sito a contatto con le alluvioni, coprendo però estensioni limitate.

Arenarie

Arenarie quarzoso-feldspatiche a cemento argilloso-siliceo e talora calcitico, rappresentate essenzialmente da arenoscisti e scisti argilloso-arenacei (Serie Toscana); sono presenti solo in modo marginale nella sezione a valle del sito.

Flysch calcareo-marnoso-arenaceo

Calcari marnosi chiari, marnoscisti, argilloscisti associati a calcari arenacei compatti presenti nel SIR a contatto delle alluvioni, con copertura limitata, lungo tutto il Trasubbino e nella parte a monte delle Trasubbie.

 

2.1.4.                           Caratteri geomorfologici

I corsi d’acqua, con i loro processi di erosione, trasporto e sedimentazione sono gli ambienti che meglio caratterizzano il paesaggio naturale.

I torrenti Trasubbie e Trasubbino sono tipici corsi d’acqua della Toscana meridionale, caratterizzati da un tratto iniziale di intensa erosione e da un tratto medio-terminale con un carico di detriti superiore a quelli  che possono trasportare. Il materiale in eccesso viene dunque deposto sul fondo dell’alveo, provocando un’abbondante sedimentazione detta “aggradazione”. Il trasporto dei ciottoli, sotto la spinta della corrente di piena, avviene soprattutto per trascinamento sul fondo e, anche se possono compiere brevi tratti sospesi nelle acque torbide, vengono abbandonati bruscamente con il diminuire del gradiente (cioè il dislivello di altezza che l'acqua compie per unità di lunghezza percorsa) e quindi dell’energia fluviale, formando accumuli di detriti che favoriscono l'arresto di altri ciottoli e la rapida crescita di dossi o barre fluviali (Castiglioni, 1991; Angiolini, 1998). Le barre fluviali crescono fino a formare strutture più mature e stabili chiamate terrazze fluviali, che condizionano fortemente lo scorrimento delle acque nei periodi di morbida e magra. La superficie dei terrazzi fluviali è estremamente variabile nel tempo; infatti essi tendono a modificarsi, ad accrescersi rapidamente o a essere erosi e a migrare sotto la spinta della corrente fluviale, così che la loro forma e posizione risulta in continuo mutamento. Tali processi creano una distesa di alluvioni ghiaioso-ciottolose che conferiscono al letto fluviale una particolare conformazione larga e poco profonda apparentemente sproporzionata rispetto alla portata del corso d’acqua. La morfologia è simile a quella delle “fiumare” di Calabria, Sicilia o arco alpino, solcate da una rete di canali appena incisi quasi del tutto asciutti durante l’estate e percorse da improvvise e violente piene durante il periodo autunnale  e/o primaverile; ben riconoscibile è la biforcazione in più rami che si riuniscono e si ridividono intrecciandosi e che divagano lateralmente verso le superfici circostanti più depresse. Questo tipo di greto a canali intrecciati o anastomizzati (“letto largo a canali intrecciati” che in inglese si sintetizza con il termine, braided streams) è presente in numerosi torrenti e fiumi della Toscana meridionale e il Trasubbie ne è sicuramente un esempio significativo. Infatti la particolare organizzazione del tracciato fluviale, che rappresenta l’espressione più naturale della dinamicità fluviale in alvei caratterizzati dall’abbondante carico di ciottoli e dalle dinamiche di trasporto e sedimentazione, e la capacità di modellare il territorio raggiunge qui la sua massima espressione.

 

 

 

3.   Analisi naturalistiche

3.1.                    Vegetazione e Uso del suolo

3.1.1.                           Le fonti documentarie sugli aspetti floristici e vegetazionali

La zona del SIR, come buona parte delle Maremma Toscana interna, risulta per lo più scarsamente esplorata dal punto di vista floristico-vegetazionale (Moggi, 1972). Poiché gli studi riguardanti la flora vascolare e la vegetazione di quest’area sono piuttosto limitati, ogni ricerca effettuata nella regione dà un grande contributo ai fini di una corretta gestione ambientale.

Le prime erborizzazioni nella zona di Scansano, Monte Po, e nei dintorni del Torrente Senna, risalgono alla fine del 1700 con Santi (1798) il quale, durante il suo secondo viaggio sul Monte Amiata, riporta un breve elenco di specie (circa 30) per queste zone. 

Le uniche indagini floristico-vegetazionali precedenti a questo studio e relative in modo specifico al Torrente Trasubbie risalgono agli anni novanta (1996-1998) quando, nell’ambito di ricerche geobotaniche rivolte in particolare allo studio di distribuzione e sinecologia dell’endemica Santolina etrusca, sono stati effettuati numerosi rilievi vegetazionali nell’area del SIR (Angiolini, 1998). In particolare tali rilievi hanno interessato sia le cenosi emicriptofitiche a dominanza di Ampelodesmos mauritanicus che le garighe a Santolina etrusca ed hanno permesso di rinvenire in Toscana il Coronillo-Ampelodesmetum (Angiolini & De Dominicis, 2001) e di descrivere il Santolino-Saturejetum (Scoppola & Angiolini, 1997 a, b).

Lavori recenti di carattere floristico che interessano il S.I.R. sono:

·        Un’importante segnalazione floristica realizzata da Angiolini et al. (2003) relativa alla conferma della presenza in Toscana di Linum nodiflorum L. rinvenuto lungo il corso del torrente Trasubbie (210 m s.l.m.) su depositi alluvionali di sponda e in piccole cenge rocciose di matrice calcarea (440 m s.l.m.) nell’Oasi WWF Rocconi (Semproniano, Gr). Per questa entità rara e a distribuzione frammentaria nella penisola, viene confermata l’appartenenza alla flora regionale e se ne documenta l’estensione dell’areale alla Toscana meridionale.

·        Un contributo di Angiolini et al. (in stampa) dove viene indagata la reale presenza in Italia di O. viscosa L. e O. breviflora DC., due entità alquanto affini sia dal punto di vista morfologico che ecologico, tanto che numerosi autori le trattano come sottospecie. Dall’analisi dei campioni d’erbario, di quanto riportato in bibliografia e da osservazioni di campo riteniamo di poter escludere Ononis viscosa L. dalla flora italiana. Tutti i campioni italiani esaminati, compresi quelli provenienti dalla valle del Torrente Trasubbie, sarebbero da attribuire ad O. breviflora.

 

3.1.2.                           L’ uso del suolo

L’area è attualmente interessata da un grado medio di antropizzazione. Le attività praticate sono di tipo estensivo (pascolamenti di ovini, colture sia temporanee che permanenti associate in vari modi) e riguardano una buona parte del corridoio fluviale, sul quale influiscono in modo significativo.

Le tipologie presenti sono riportate di seguito con denominazione e codice secondo il Corine Land Cover (AA.VV., 1993):

·        seminativi (2.1.1.)

·        colture temporanee associate a colture permanenti (2.4.1.)

·        aree prevalentemente occupate da colture agrarie con presenza di spazi naturali importanti (siepi e/o arbusteti) (2.4.3.)

·        boschi di latifoglie (3.1.1.)

·        zone caratterizzate da vegetazione arbustiva e/o erbacea non ulteriormente divisibili (3.2.).

·        aree a pascolo naturale e praterie (3.2.1.)

·        brughiere e cespuglieti (3.2.2.)

·        aree a vegetazione sclerofilla (3.2.3.)

·        aree a vegetazione boschiva ed arbustiva in evoluzione (3.2.4.)

·        mosaico di 3.2.3. e 3.2.4.

·        aree con vegetazione rada (3.3.3.)

·        corsi d’acqua (5.1.1.)

Per ciascuna tipologia è indicata la superficie in ettari e la percentuale calcolata rispetto alla superficie totale del SIR, che è di circa 1382 ha (Tab. 3).

Le superfici agricole nel loro insieme (le prime tre tipologie) interessano il 23% dell’area per un totale di quasi 320 ha. Si tratta per il 13% di seminativi presenti sia a monte, in zone anche di pendenza, che a valle, soprattutto nella pianura che interessa la confluenza tra Trasubbie e Trasubbino. Costituiscono un aspetto importante del paesaggio in quanto la popolazione locale ha mantenuto la tessitura tradizionale del territorio, con la presenza nei coltivi di piante arboree (soprattutto querce camporili) di notevoli dimensioni, isolate o a gruppi, che conferiscono a queste aree una inedita e specifica qualità paesistica.  Il restante 10% riguarda tessiture agrarie per lo più a maglia fitta, caratterizzate dalla permanenza di associazioni colturali tradizionali - colture permanenti (vigneti, oliveti) associate a colture temporanee o mosaici di seminativi separati da siepi e/o arbusteti – della forma e dimensione di campi, con confini in genere coincidenti con la rete scolante principale. Molto spesso anche tali confini sono rappresentati da siepi che risultano forme residue del paesaggio di antica formazione, presenti in genere in corrispondenza con la rete minuta degli impluvi.

I boschi di latifoglie occupano 446 ha, corrispondenti al 32% dell’area e sono decisamente concentrati nella parte a monte del SIR. Sul torrente Trasubbino si ritrovano da entrambi i lati del corso d’acqua, mentre sul torrente Trasubbie sono più evidenti alla sinistra idrografica. Importante è anche la quantità di boschi lungo il torrente Senna, affluente di sinistra del torrente Trasubbino.

Le zone caratterizzate da vegetazione arbustiva e/o erbacea nel senso più generale del termine occupano il 12.8% dell’area, per un totale di circa 177 ha. Si tratta di un mosaico di situazioni diverse che non è stato possibile delimitare sulla carta proprio per la loro compenetrabilità. Le situazioni più omogenee ben visibili e cartografabili sono risultate comunque consistenti: i pascoli naturali e le praterie, che comprendono anche zone interessate da pascolamento ovino, occupano l’ 8.6 % (119 ha) dell’area totale ed insistono soprattutto a valle, nelle vicinanze del corso d’acqua. Le brughiere ed i cespuglieti si estendono per 22 ha (pari al 1.6%) soprattutto in alcuni tratti a monte prima della confluenza dei 2 torrenti. Le aree a vegetazione sclerofilla occupano il 4.3 %, quelle a vegetazione boschiva ed arbustiva in evoluzione il 6.8 %. Sono presenti anche situazioni a mosaico di entrambe le tipologie per un totale di quasi 30 ha, pari al 2.2 %.

Si individuano inoltre aree con vegetazione rada, che ricoprono il 3.2 % del SIR.  Si trovano a ridosso dell’alveo, in meandri del torrente dove scorre acqua in caso di piene.

Il restante 4.9 % è occupato dall’alveo fluviale.

 

Tab. 3 - Superfici in ha e percentuali delle varie tipologie di uso del suolo.

Cod. Corine

Tipologia

Sup. (ha)

Sup. %

2.1.1.

Seminativi

183

13,2

2.4.1.

Colture temporanee associate a colture permanenti

18

1,3

2.4.3.

Aree occupate da colture agrarie con presenza di spazi naturali importanti

118

8,5

3.1.1.

Boschi di latifoglie

446,6

32,3

3.2.

Zone caratterizzate da vegetazione arbustiva e/o erbacea

176,8

12,8

3.2.1.

Aree a pascolo naturale e praterie

119,5

8,7

3.2.2.

Brughiere e cespuglieti

22

1,6

3.2.3.