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COSA E' IL PIANO STRUTTURALE Il Piano Strutturale è una istituzione relativamente recente nel contesto della pianificazione del territorio toscano. Questo nuovo strumento si pone come obiettivo principale quello di riassumere in sé il governo delle valenze ambientali, paesaggistiche, insediative, infrastrutturali, economiche, sociali e culturali del territorio comunale. Occorre pertanto impegnarsi a ricomporre armonicamente la pluralità dei valori presenti e riconosciuti, al fine di poter garantire, all’interno del Piano, una sintesi appropriata rispetto alle finalità primarie della tutela del patrimonio esistente e della sostenibilità dello sviluppo. La forma giusta del Piano nasce dunque dalla specificità delle situazioni da affrontare localmente e dal loro modo di interagire con i contesti più complessivi di appartenenza, sia in termini di equilibri ecologici e ambientali che di politiche sociali, economiche e territoriali. E soprattutto nasce dalla volontà di calare il riconoscimento dei valori da tutelare dentro le pratiche concrete di gestione delle trasformazioni territoriali, orientando i comportamenti quotidiani di tutti coloro che a qualsiasi titolo usano le risorse naturali e territoriali esistenti. Un piano per la gestione Ed è appunto la attenzione alla gestione uno dei principi guida a cui deve essere ispirata la ricerca della forma appropriata del piano. Occorre in generale evitare ogni attività conoscitiva, propositiva, valutativa, regolamentare che non abbia un preciso riscontro nella sua futura capacità di gestione da parte delle strutture deputate a governare il territorio comunale. Una impostazione del piano effettivamente improntata alle possibilità di gestione da parte del Comune consentirà di indirizzare efficacemente la stessa produzione delle conoscenze, privilegiando fin dall’inizio lo studio dei processi su cui si intende agire e gli approfondimenti sulle aree critiche da trattare prioritariamente nel piano. Ci si attende dunque una forma del piano agile e centrata sull’essenziale, con livelli di approfondimento dei temi mirati rispetto alle disponibilità di conoscenze e alla loro utilità ai fini delle politiche di gestione, senza ridondanze immotivate e senza distorsioni alimentate da visioni disciplinari troppo condizionate dai retaggi del piano urbanistico tradizionale. Un piano dove i tempi contano molto, per rag-giungere i primi risultati utili ma anche per arricchire progressivamente lo stato delle conoscenze fino alla futura condizione a regime che dovrà permettere un governo pienamente consapevole e socialmente condiviso delle trasformazioni interne al territorio comunale. Un piano che in definitiva dovrà essere pensato come una macchina capace di autoapprendimento, con un nucleo centrale di previsioni e di proposte assistito da un potente dispositivo di osservazione e di interpretazione dei mutamenti in corso. Un Piano di strategie e scelte strutturali Se vuole essere efficace nel governo del territorio, il Piano Strutturale deve venir concepito come strumento di indirizzo delle azioni di conservazione e di trasformazione auspicabili, prima ancora che come aggiornamento e perfezionamento delle salvaguardie esistenti nel Piano Regolatore attuale. In questa prospettiva, piuttosto che procedimento tecnico-amministrativo autoreferenziale, si dovrebbe configurare come un contesto interattivo tra soggetti responsabili del governo del territorio e dell’ambiente, allo scopo di promuovere strategie condivise di tutela del patrimonio e di sviluppo sostenibile, fondate su visioni d’insieme del territorio locale e dei valori da conservare. Dunque un piano di natura strategica, che vuole orientare il confronto tra gli attori istituzio-nali e le società locali su pochi temi rilevanti ai fini della sostenibilità dello sviluppo. Ma al tempo stesso un piano che si preoccupa di delineare le grandi scelte di assetto strutturale del territorio , identificando le parti con i loro caratteri naturalistici, insediativi, paesaggistici, sociali, ed economici dominanti e i cammini di sviluppo ammissibili, le invarianti da rispettare, le connessioni da istituire. Visione guida e schemi strutturali di organizzazione del territorio diventeranno gli strumenti attraverso cui combinare operativamente un approccio alla pianificazione orientato all’inte-razione tra gli attori e un altro orientato a regolare gli assetti fisici e funzionali del territorio. E i contenuti del piano andranno definiti di conseguenza, dando così pienamente seguito al dettato della Legge regionale per il governo del territorio n.5 del 1995.
Un Piano di reti complementari Nella ricerca ecologica più avanzata, come nella ricerca territoriale, va cambiando il modo di tematizzare il funzionamento del sistema ambientale e insediativo. Ad una concezione statica che privilegia il controllo delle relazioni interne alle unità ambientali e di paesaggio va sostituendosi un’altra più dinamica fondata sulla importanza delle connessioni esterne e delle interdipendenze reciproche tra le diverse unità. Il Piano strutturale tende sempre più a diventare un piano delle molteplici reti che attraversano gli ambienti locali e che li riconnettono alle reti sovralocali. Reti ambientali, di cui ormai da tempo il pensiero ecologico più maturo va affermando la necessità per evitare i processi di insularizzazione negativi per la sopravvivenza delle specie protette ma anche per la funzionalità delle relazioni naturalistiche e paesaggistiche più complessive. Reti insediative, che articolano le forme di uso del territorio offrendo in particolare sostegno ai processi di produzione agricola, servizi per le popolazioni locali e opportunità per attrarre turisti e visitatori. Reti infrastrutturali, che costituiscono il supporto materiale e immateriale alle attività di comunicazione e di servizio interne ed esterne al territorio , e che condizionano con la loro presenza le forme di accessibilità possibili. Reti ambientali, reti insediative e reti infrastrutturali agiscono in modo complementare come veri e propri sistemi funzionali in grado di sviluppare le necessarie interdipendenze tra il territorio comunale e le aree circostanti. E il Piano comunale dovrà farsi carico di prevedere una loro accettabile organizzazione, individuando in particolare le relazioni strutturanti, le soglie di carico ammissibili nell’uso delle risorse e i livelli di servizio richiesti. Un piano attivatore di progettualità Infine, la forma del piano si modella sul ruolo che intende assumere il Comune. Se vuole proporsi non come ente di controllo, ma piuttosto come soggetto che promuove e orienta le interazioni con gli altri attori istituzionali locali e sovralocali finalizzandole alla preparazione collegiale di un avvenire comune, allora il piano cambia la sua natura. Diventa non solo lo strumento per disciplinare gli usi del suolo, ma anche per elaborare un insieme di progetti condivisi con cui le società locali intendono proiettarsi verso il futuro. Nell’elaborare i propri progetti per il futuro, la comunità locale acquista un’ identità che non è soltanto il prodotto della sua storia e delle risorse di cui è dotata. E’ la espressione di una volontà di affermazione di una propria visione di sé e delle proprie attese per il futuro, una volontà temprata dai conflitti e dalle diversità delle posizioni che concorrono comunque a rendere specifica e riconoscibile l’immagine di Scansano nel contesto regionale e nazionale. In fondo, questa costruzione dinamica dell’ identità è la vera posta in gioco nella costruzione del piano e delle politiche della sua attuazione. E la convergenza su pochi e qualificati progetti territoriali-ambientali diventa un potente contributo alla elaborazione dell’immagine e del senso che si vuol dare al proprio territorio, rendendo tangibile una realtà che talvolta appare impalpabile e poco compresa dai suoi stessi protagonisti. |
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