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 IL PALAZZO PRETORIO DI SCANSANO DAL MEDIOEVO AD OGGI

 

Il Palazzo Pretorio, originariamente limitato alla parte costituente l’attuale seminterrato, viene costruito nella seconda metà del XV secolo come dipendenza della residenza comitale ubicata nella soprastante zona denominata "La Corte".

La Terra di Scansano è in detto secolo dominio del casato Sforza dei Conti di Santa Fiora.

La cinta muraria posta a protezione del centro storico è in parte utilizzata per la costruzione della dipendenza; essa viene a costituire il lato N.E. dello stabile che viene munito di un ampio ingresso nella parete N.O., prospettante su una delle vie di accesso dalla viabilità esterna all’interno dell’abitato, attraverso una porta detta di Belvedere.

La buona posizione della costruzione, facilmente raggiungibile dalla Corte attraverso una scala tuttora esistente, ne consiglia la sopraelevazione per una destinazione pubblica, essenzialmente di tipo giudiziario, tanto che per lungo tempo la sua denominazione è "Palazzo di Giustizia". In esso, infatti, risiede ed esercita la sua attività il Potestà (successivamente Podestà) alto Magistrato, prima di nomina elettiva più tardi di nomina governativa: esercita, oltre ai compiti amministrativi, anche quelli giudiziari e di polizia attraverso giudici e uomini d’arme detti "Famigli" il cui comandante ha anche residenza nel Palazzo di Giustizia.

Per tutto il XVI secolo l’edificio conserva le sopraddette attribuzioni.

All’inizio del nuovo secolo, il Duca Alessandro Sforza si trova nella necessità di alienare Scansano e il suo territorio e, previo invio di una lettera dalla sua residenza di Roma ai sudditi scansanesi con la quale, fra l’altro, assicura il suo interessamento nel caso di bisogno degli stessi, il 23 gennaio 1615 stipula l’atto di vendita di Scansano e Pomonte a Cosimo II dei Medici.

Nel giugno 1621 dal Consiglio di Scansano si rileva che: "…essendo il Palazzo di Giustizia male in essere e di maniera che non si può abitare però dicesi saria bene di risarcirlo et anco fargli la giunta sopra la casa di M ° Jacopo Venturi, et intanto Messer Potestà continui a stare nella casa dove è… . La proposta fu vinta per undici lupini bianchi et uno un nero in contrario" per cui viene realizzato l’ampliamento attualmente rappresentato dalla sala conferenze.

L’edificio, divenuto ormai centro vitale di attività giuridica ed amministrativa della Terra, è sottoposto a continui interventi manutentivi e così nel maggio 1627 Pietro Pepoli riceve "scudi uno et quarantadui e mezzo a conto del lavoro fatto nel Palazzo di Giustizia"; nel 1628 Maestro Antonio imbiancatore "giuli quindici per haver imbiancato il Palazzo di Giustizia"; sempre nel 1628 " Maestro Domenico di Berto e compagni milanesi e suoi compagni scudi sessantotto e piastre trentasette e mezzo tanti per selciato fatto per la strada detta di S. Antonio, (attuale Piazza del Pretorio e sue pertinenze) strada del Addobbo et altri luoghi".

Intanto, l’ampio locale ricavato dalla sopraelevazione del 1621, oltre ad essere destinato a sala udienze, è utilizzato anche come "Teatro delle Commedie" e l’attività teatrale è talmente apprezzata dalla popolazione scansanese che dall’Atto del Consiglio che tratta la vendita di due stanze del palazzo, si rileva: "A dì 8 aprile 1674. A nome di Dio amen. Se piace provedere che non sia molestato ne levato dal suo ordine in modo alcuno per qualsivoglia causa il Teatro delle Commedie e sue scene esistenti e poste nella sala grande del Palazzo, ne che siano o possono essere impediti d’alcun Podestà i recitanti di questo luogo nel recitare dette Commedie et altri esercitij virtuosi, et in occasione di comprovare le medesime possino pigliar quel tempo che gli piacerà, e vedranno essere di bisogno senza essere impediti da nessuno in modo alcuno, già che per la compra d’altre stanze fatta con nuova visita il Palazzo siè reso assai commodo, ne si crede possa ricevere per tal conto suggetione alcuna fuor dell’hora della udienza. Onde Domenico 3° d’Aggiunta disse parergli bene conoscere il partito, quale conto tornò con voti bianchi favorevoli numero venti, neri compresi nessuno, vinto salvo l’approvatione di S.A.S.".

Il Palazzo di Giustizia è designato per una nuova iniziativa: il 2 agosto 1700 Cosimo III dei Medici concede il suo assenso, unitamente a quello del Vescovo Mons. Della Ciaia, alla istituzione di un Seminario in Scansano, primo della Diocesi e della Provincia, da ospitarsi in alcuni locali del Palazzo di Giustizia: "…situato di mezzo tra la Montagna e la Maremma di clima mediocremente buono, e confacevole, sì alla gioventù Montagnola che Maremmana".

Il Teatro delle Commedie richiama sempre l’attenzione della popolazione e della Pubblica Amministrazione tanto che nell’atto consiliare: "In Dei nomine Amen. A dì 11 luglio 1723. Proposta di far ridipingere il Teatro delle Commedie. Fu proposto ancora come dandosi la congiuntura di ritrovarsi in questa Terra il Sig. Giuseppe Mattei Pittor celebre, se piace perciò prevalersi di buon nome e stanziarsi per il medesimo la somma di scudi dodici invece delle spese che son solite farsi nelle feste della SS. Assunta e di S. Rocco con l’obbligo al detto Sig. Mattei Pittore di ridipingere in primo luogo una mutazione delle scene del Teatro di questo Palazzo di Giustizia che possa servire per Anticamera e Sala, 2° dipingere il tendone davanti il Palco di Comedie, si come ritoccare tutte l’altre scene di detto Palco con farci il bisognevole riserva solo del Tendone o Prospetto che rappresenta la Barcaccia.Eccettosi dunque.Il Sig. Priore Cristofano Maccari 2° della Aggiunta quale consigliando parergli cosa necessaria e…per dar… alli… Comici, e per decoro della Terra, il farsi nel modo che di sopra è stato proposto; andata dunque tal Proposta a Partito, tornò vinta per voti sette favorevoli, uno contrario. Giuseppe Antonio Saccardini Cancelliere".

IL Palazzo di Giustizia diventa ancora sede di una lodevole iniziativa. Con la donazione di tutti i suoi beni, la signora Maria Marmellini vedova del dott. Sarteschi, decide di erigere una Scuola Pia a beneficio delle fanciulle della Terra di Scansano unitamente alle sorelle Felice e Rosa Pagni che fanno donazione irrevocabile delle loro doti, apre nell’aprile 1742 la Scuola Pia in una sua abitazione ubicata in luogo detto "Il Poggio".

L’importanza della scuola, la cui istituzione segue quella di Montefiascone fondata dal Cardinale Marcantonio Barbarigo e dalla quale proviene la prima insegnante Anna Maria Tenti, induce al suo trasferimento, avvenuto il 17 giugno 1745, nel palazzo detto Seminario Vecchio "… ottenuto per grazia particolare del Serenissimo Granduca di Toscana dove si portorno ad abbitare le Sigg.re Fondatrici della detta Squola Pia …essendo stata fatta la Benedizione di tutta la detta Casa con solenne Processione di tutto il Clero e Popolo di Scanzano".

L’atto di livello perpetuo stipulato il 23 dicembre prevede il pagamento di un canone annuo di lire 24 per l’uso dei locali.

Le riforme giudiziarie leopoldine e l’adiacenza dell’istituto carcerario fatto ristrutturare da Pietro Leopoldo che in una sua visita a Scansano nel 1887 vi trova "due buone segrete ma una sola carcere pubblica angustissima, sudicia, umida, bassa e senz’aria da non si poter tollerare: vi va fatto subito rimediare". La stagione estiva, con il trasferimento degli uffici pubblici da Grosseto a Scansano e quindi dei detenuti, fa ascendere le presenze nel carcere a oltre cento, e consiglia la creazione nel Palazzo di Giustizia, ovvero Antico Seminario, di uffici giudiziari quali la Pretura e sue dipendenze.

All’Istituto delle Maestre Pie, trasferito in altro stabile di proprietà Granducale, nel rispetto della perpetuità dell’allivellamento, gli viene concesso un indennizzo annuo di lire 115 da pagarsi dalla Comunità.

Con l’invasione francese e la proclamazione del Regno d’Etruria del 1801, il Palazzo Pretorio con lavori manutentivi e di adattamento viene destinato (1810) prima a Tribunale Correzionale e poi a Bureau del Giudice di Pace e abitazione del Vicario, del Cancelliere e del Messo delle carceri. Con il 1814 finisce l’occupazione francese e a Firenze arriva Pietro Leopoldo di Lorena che si trova a dover risolvere gravi problemi economici derivati sia dal periodo della Reggenza che da quello dell’occupazione francese, nonché quello della bonifica delle paludi maremmane.

L’attività giuridico-amministrativa nel Palazzo Pretorio, per decenni rimane immutata; viene proposto per accogliere il Tribunale di Prima Istanza di Grosseto per il periodo estivo ma esso viene ospitato nello stabile di proprietà di Giuseppe Avunti. Nell’anno 1851 viene effettuato un pubblico incanto per "i lavori di nuova costruzione delle Carceri Provinciali da erigersi nella Pretura di Scansano": in effetti si tratta solo di una ristrutturazione dell’esistente.

La Pretura diviene mandamentale e, con la legge sull’ordinamento giudiziario dell’aprile 1865, vengono istituiti anche i Giudici Conciliatori.

Il Palazzo Pretorio che per secoli era stato per Scansano il centro di importanti attività giudiziarie, religiose e culturali, vede gradatamente perdere la sua antica importanza.

Poco dopo la fine della "Estatatura", anno 1897, il palazzo con le relative carceri, al quale rimane il titolo di Palazzo Pretorio, ospita abitazioni e magazzini e solo con la fine del presente millennio riacquista una sua dignità che travalica i confini della "Terra di Scanzano", ospitando il Museo Archeologico ed il Museo della Vite e del Vino.

 

(Ricerche documentarie e trascrizioni: M. Cicerone e A. Lorini )