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L’abitato etrusco di Ghiaccio Forte

ETA' ELLENISTICA. L'ABITATO FORTIFICATO DI GHIACCIO FORTE (IV - INIZI III SECOLO  A.C.)

L'abitato visto dalla collina occidentale

Nel IV secolo a.C. il paesaggio umano nel tratto mediano della valle dell’Albegna cambia radicalmente con la fondazione dell’oppidum (abitato fortificato) di Ghiaccio Forte, in un luogo già frequentato da almeno due secoli. Il nuovo centro raccoglie artigiani e agricoltori che ora non vivono più in case disperse tra i campi. La nascita dell’oppidum avviene nel contesto di un esteso fenomeno di colonizzazione delle campagne promosso da Vulci, come da altre città dell’Etruria, alla ricerca di un nuovo equilibrio sociale.

La scelta di un luogo strategicamente favorevole alla difesa come Ghiaccio Forte e la presenza di una cinta muraria sono indizi del clima di instabilità conseguente alla crescente pressione esercitata da Roma che trova un’eco nella edificazione delle mura urbiche delle vicine Talamone e Orbetello. Nello stesso tempo altri rilievi dell’Etruria interna accolgono dentro cerchie murarie gli abitanti delle campagne.

Intorno al 280 a.C., quando Vulci cede all’aggressione romana, anche l’abitato di Ghiaccio Forte viene distrutto e abbandonato.

L’esistenza dell’abitato di Ghiaccio Forte fu rivelata nel 1970 da Zelindo Biagiotti, scansanese appassionato cultore di archeologia. Da allora, per più di un decennio, sistematiche campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza Archeologica (scavo: A. Talocchini; restauro P. Rendini), dalla University of Santa Barbara – California (M. A. Del Chiaro) e adesso dal Comune di Scansano (M. Firmati) hanno restituito dati importanti per la conoscenza dell’oppidum, che si può assumere come modello esemplificativo di molti altri insediamenti contemporanei in Etruria settentrionale, abbandonati dopo la conquista romana.

GHIACCIO FORTE: L'IMPIANTO URBANISTICO

L’abitato è protetto da un circuito di mura, lungo circa 1 km, che recinge la sommità di due colline e la sella che le unisce(superficie 3,7 ettari). Le mura corrono lungo il margine del pendio ma sono visibili solo in pochi tratti: se ne riconosce tuttavia la traccia nel dosso che corre al limite del campo, in gran parte coperto da rovi. Le mura sono costituite da un basamento di pietre dello spessore di circa m 4: i paramenti (facciate) interno ed esterno sono formati da pietre di dimensioni maggiori, appena sbozzate e legate con argilla; l’interno dell’opera invece è costituita da pietre e ciottoli anche piuttosto piccoli. Su questo basamento poggiava un alzato di mattoni crudi, o di terra, che si ipotizza alto almeno 6 metri.

La porta Nord-Ovest

Tre porte monumentali si aprono nella cerchia: sono costruite con blocchi regolari di arenaria, di travertino e di nenfro, in parte provenienti da edifici precedenti. Tutt’e tre erano  attraversate da una strada acciottolata. Al fianco di questa, in ogni porta, corre una canaletta che convoglia l’acqua all’esterno della cinta.

Anche dentro l’abitato c’erano strade pavimentate di ciottoli e di pietrisco che conducevano alle porte e separavano i complessi abitativi, probabilmente disposti con una certa regolarità.

GHIACCIO FORTE: LE CASE

Non sappiamo quanto fosse estesa la zona edificata entro le mura ma conosciamo un complesso abitativo che si sviluppa nella parte centrale di Ghiaccio Forte, in corrispondenza della sella tra le due colline. Il complesso è formato da almeno otto ambienti che si affacciano su una corte centrale scoperta. I muri sono costituiti da uno zoccolo di pietre calcaree legate con argilla su cui si elevavano pareti pure di argilla cruda, magari intrecciata con arbusti. Il pavimento era di semplice terra battuta o di piccoli ciottoli. Il tetto, di tegole e coppi, proteggeva anche le pareti dalla pioggia e ne assicurava la tenuta.

In base agli oggetti di arredo trovati all’interno si riconoscono le funzioni diverse di alcuni ambienti, tra cui dispense, per conservare vino acqua e olio nei grandi orci (dolii); il bagno, la cucina.

GHIACCIO FORTE: LA CUCINA E IL BAGNO

All'interno del complesso abitativo si riconosce un ampio ambiente destinato a cucina, dentro al quale è ricavato un locale più piccolo, una sorta di bagno.

Nella cucina si cuoce il pane nel forno costituito  dalla metà di un dolio, mentre altri cibi vengono preparati nel focolare o sul fornello portatile. Nell'angolo opposto al forno due pareti delimitano uno spazio destinato a una diversa funzione: un bagno. Un ampio bacino di terracotta sostenuto da una colonna pure di terracotta e una vasca ne costituiscono l'arredo.

La vasca è stata ricavata scavando un blocco di nenfro decorato che probabilmente fu nella sua prima utilizzazione un altare.

GHIACCIO FORTE: LA DISPENSA

Alcuni ambienti del nucleo abitativo sono destinati alla conservazione degli alimenti, delle bevande e magari anche di pane del corredo da mensa.

Le sostanze liquide, tra cui il vino, l'olio e - in assenza di cisterne sotterranee - l'acqua, sono contenute in grandi orci (doli) la cui bocca è chiusa da coperchi di terracotta. Talora, vini di importazione vengono conservati nelle anfore in cui furono versati per il trasporto, come per esempio un'anfora greco-italica di probabile provenienza campana. Olle e coperchi di ceramica comune, cioè prive di particolari trattamenti delle superfici, conservano gli alimenti. Malauguratamente non si hanno tracce di altri generi di contenitori che pure dovevano esistere, come sacchi di tela, otri di pelle o botti e vasi di legno.

GHIACCIO FORTE: LA MENSA

Più variegato è il corredo del vasellame da mensa. Le forme sono funzionali al consumo dei cibi e delle bevande (piattelli, coppe, ciotole), ma anche alla loro distribuzione (brocche). Il materiale usato è sempre la ceramica, anche se di produzioni diverse, più o meno raffinate. In questo ambiente rurale è assente il lusso altrove espresso con vasi di bronzo e di argento: qui i manufatti di pregio sono le ceramiche decorate e quelle che si ispirano a prototipi metallici.

Ceramica da mensa:coppe a vernice nera e piatto sopradipinto su piede

La ceramica a vernice nera è caratterizzata da un rivestimento di colore nero o bruno che negli esemplari migliori è omogeneo e con riflessi metallici: all'interno di questa ampia classe si distinguono le produzioni laziali dell'atelier des petites estampilles, e altre simili, con decorazioni impresse a stampo, piccole e raffinate (palmette e rosette).

I piattelli tipo Genucilia sono decorati all'interno da motivi a figure rosse e rimandano ad una tipica produzione ceretana.

Il bucchero grigio ha impasto e superficie del medesimo colore grigio chiaro: è l'ultima elaborazione di un prodotto tipicamente arcaico quale il bucchero, che per forma e colore imita direttamente il vasellame bronzeo.

GHIACCIO FORTE: FUCINE E FORNACI

Alcuni materiali testimoniano la pratica metallurgica all'interno dell'oppidum: scorie del processo di lavorazione del ferro sono state raccolte in vari punti e una notevole concentrazione di oggetti di ferro si trovava nei pressi della Porta Sud-Est. Qui la presenza anche di un paio di tenaglie da fabbro suggerisce l'esistenza di una fucina. I manufatti metallici -alcuni certamente prodotti sul posto- sono oggetti di vario genere: ci sono naturalmente le armi (spada, punte e puntali di lance) la cui presenza in prossimità della porta poteva anche dipendere da esigenze difensive; ci sono strumenti come il cuneo e gli spiedi da cucina, ma anche finimenti equini (morsi e falere) e semplici chiodi, largamente usati nella carpenteria delle strutture edilizie.

GHIACCIO FORTE: IL CULTO

Un deposito di ex voto testimonia l'esistenza sul colle di un luogo di culto. Le offerte, bronzetti e terrecotte erano state interrate in antico secondo una pratica comune, probabilmente per fare posto ad altre più recenti. Del santuario non si riconoscono i resti, ma è probabile che i blocchi di travertino e di nenfro, anche decorati che sono reimpiegati nella porta nord-ovest appartenessero alla sua struttura monumentale.

Teste fittili dal deposito votivo

Il genere degli oggetti offerti, dà indicazioni sul culto praticato. Ai comuni bronzetti e alle teste fittili si accompagnano bronzetti e statuette di animali, parti anatomiche umane, di terracotta, come braccia e gambe, e in particolare organi genitali maschili e femminili. Tra i bronzetti inoltre si distinguono due giovani che impugnano una roncola (falx arboraria), nei quali si può riconoscere l'etrusco Selvans. La divinità, nota da iscrizioni e statuette, aveva un carattere tipicamente agreste, era dedita alla tutela dei confini, e in conseguenza di questa funzione, portava fertilità e benessere. E' probabile tuttavia che il culto di Selvans fosse associato a qualche altra divinità. 

Marco Firmati

 

Relazione campagna di scavo 2002      Relazione campagna di scavo 2003