NOTIZIE STORICHE SULLA MINIERA DI ZOLFIERE

 

I giacimenti di zolfo, antimonite e cinabro di zolfiere risultano coltivati fin dall’epoca degli etruschi e cioè intorno al 5° secolo A.C.; è comunque accertato un intervento romano in questo senso, nel corso della guerra contro Pirro (vittoria romana sui Volcenti), indi in epoca agustea; i lavori furono successivamente ripresi ai tempi delle contee (Contea Aldobrandesca 1274; Contea Sforzesca 1450) continuati dai granduchi di Lorena (1735), proseguiti intensivamente e razionalizzati in epoca napoleonica (1816), perfezionati dal Granduca Leopoldo II (1824).

cristallo di zolfo (Zolfiere)

 Al contrario di quello di “Pereta”, gli etruschi e i romani conoscevano certamente il limitrofo giacimento di Zolfiere dove venivano estratti lo zolfo e il cinabro dei quali si facevano svariati usi. A testimonianza di un certo sfruttamento minerario da parte di questi popoli è il ritrovamento in alcune gallerie di utensili e manufatti di costruzione molto antica.

Anche nel tardo medioevo ed in pieno rinascimento, le coltivazioni furono effettuate per zolfo e cinabro. A conferma di ciò è la presenza di un forno d’epoca medicea, situato nel cortile di una casa colonica posta a breve distanza dal giacimento solfo-cinabrifero.

Negli ultimi anni del diciottesimo secolo l’attività estrattiva dello zolfo fu piuttosto intensa, anche se condizionata dalla presenza del giacimento di sacche gassose costituite da anidride carbonica e anidride solforosa.

Nel 1816 sotto il dominio francese furono estratti 200000 quintali di zolfo, poi nel 1838 dopo una sosta i circa un ventennio la produzione riprese, per estinguersi nuovamente agli anni ottanta dello stesso secolo.

Infine vennero effettuati lavori in sotterraneo in modo discontinuo dal 1930 al 1942, anni in cui 6 minatori perirono in seguito ad esalazioni di gas.

La coltivazione fu effettuata a cielo aperto tra  il 1960 e il 1970, anno in cui  cessò l’attività la vicina miniera di mercurio di Cerreto Piano esercitata dalla stessa società.

per un approfondimento:

"LE ZOLFIERE" UNA MINIERA MAREMMANA DELL'ETA' GRANDUCALE

di Marco Sorelli (Bollettino Soc. Storica Maremmana n.49/1985)

 

 

NOTIZIE STORICHE SULLA MINIERA DI “PERETA”

 

Gran parte dei giacimenti toscani erano certamente conosciuti all’epoca degli etruschi, essendo la civiltà di questo popolo basata anche sulla lavorazione di metalli di cui erano dei veri maestri.

Per quanto riguarda i giacimenti antimoniferi probabilmente è da escludere un grande interesse per essi da parte degli etruschi e dei romani, considerato il fatto che in quel tempo non era conosciuto l’antimonio metallico, la cui scoperta avvenne soltanto nel sedicesimo secolo, ad opera del monaco alchimista Basilio Valentino.

Una curiosa leggenda è legata al suo nome. Secondo alcuni Antimonio vuol dire <<Antimonaco>>; pare, infatti che nel primo medioevo vi fossero alcuni frati che utilizzavano delle posate realizzate con questo metallo; i frati, dopo aver mangiato, si sentivano  male, senza comprendere il perché di tali disturbi, finché un medico li mise in guardia contro una proprietà dell’antimonio: quella di essere un <<emetico>>, cioè una sostanza che favorisce il vomito. Da allora, questa sostanza avrebbe preso il nome di <<anti-monaco>> .

Tuttavia non possiamo escludere un impiego per uso cosmetico, poiché è noto, come ci riferisce Plinio, che in epoca romana le donne si servivano del solfuro di antimonio, ridotto in polvere ed impastato per tingersi le ciglia.

È molto probabile comunque che il giacimento antimonifero di “Pereta” fosse noto prima del sedicesimo secolo.

 

L’ANTIMONIO NELL’ANTICA MINIERA DI “PERETA”

 

cristalli prismatici di Antimonite (min.Pereta)

 

Antimonite con incrostazioni di Chermesite (Min.Pereta)

Il giacimento è ubicato nell’omonima località; circa 5 Km. a S.S.E. di Scansano nella zona situata, nella zona situata 200-500 metri a S.S.E. del podere delle Zolfiere.

Le manifestazioni antimonifere si riscontrano in ganga di calcare retico sicilizzato, con assenza quasi totale di cinabro, che furono oggetto di antiche e saltuarie lavorazioni per antimonite e zolfo risalenti al Medio Evo, note nella letteratura tecnica come <<antica miniera di Pereta>>. In ambedue le zone (Zolfiere e Pereta) si riscontrano tuttora putizze attive.

Nella parte meridionale antimonifera il calcare sicilizzato affiorante ha l’apparente di un dicco con dimensioni massime di 500x150 metri circa disposto longitudinalmente nel senso Nord-Sud, delimitato su due lati da sabbie e conglomerati pliocenico – quaternari e sugli altri due lati da detriti quarzosi: i lavori più recenti qui effettuati risalgono ai periodi 1883 –1885, 1899-1903, 1939-1940, in sotterraneo, al 1979-1981 a cielo aperto. Con questi ultimi lavori il supposto dicco quarzoso è stato in parte messo allo scoperto mediante due grosse trincee, riscontrando purtroppo scarsa stibina e più abbondanti minerali ossidati con zolfo e marcassite.

                            

                           cristalli di quarzo (min. Pereta)                                                                  fluorite cubica (min. Pereta)

cristalli di Klebelsbergite (min. Pereta)

Non si conoscono i dati produttivi di questa miniera, tranne quelli relativi ai due ultimi periodi di attività; L’equivalente in metallo del minerale estratto non deve avere raggiunto il migliaio di tonnellate complessive.

Dal punto di vista mineralogico, la località è famosa per la presenza di rari minerali secondari di antimonio, in primo luogo la Peretaite  e la Coquandite (nuove specie mineralogica ivi riconosciute) e la Klebelsbergite (prima segnalazione in Italia)

cristalli di Peretaite (min. Pereta)

 

 


 

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