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23 Luglio 2005 ore 17,30 loc. Baccinello (GR) nel decennale della scomparsa del Prof. Johannes Hürzeler l'Amministrazione Comunale di Scansano intitolerà il parco pubblico della frazione, alla memoria dell'illustre paleontologo Tutta la cittadinanza è invitata alla significativa cerimonia pubblica, che si svolgerà con il seguente programma: ore 17.30 - saluto delle autorità - apposizione di una targa alla memoria del prof. Hrzeler - partecipazione del Corpo bandistico "E.Petreni" di Scansano - Buffet
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Il nome di Johannes Hürzeler è costantemente associato a quello di Oreopithecus. Le ricerche su questo primate gli hanno procurato fama e riconoscimenti prestigiosi e la scoperta di uno scheletro quasi completo avvenuta nella miniera di Baccinello il 2 agosto 1958 lo ha reso famoso in tutto il mondo. Tuttavia l’Oreopithecus non ha portato a Hürzeler solamente soddisfazioni; discussioni ed incomprensioni sulle deduzioni riguardanti questo primate gli procurarono molte amarezze Johannes Hürzeler in giovanissima età entrò a contatto con quella che sarebbe stata la passione della sua vita: i mammiferi fossili. In occasione dei lavori di scavo per la realizzazione di un canale nei pressi della casa paterna di Gretzenbach (nel cantone di Solothurn, in Svizzera) trovò alcuni denti e una mascella di mammiferi eocenici. Il padre di Hürzeler notò i fossili che il figlio custodiva nelle tasche dei pantaloni e decise di mostrare al dott. Hans Georg Stehlin del Museo di Storia Naturale di Basilea. La decisione di Hürzeler di diventare paleontologo fu una conseguenza logica della sua passione; si iscrisse all’Università di Basilea e studiò paleontologia. Nel 1937 fu assunto come curatore del dipartimento di Osteologia del Museo di Storia Naturale di Basilea. Hürzeler giunse ad occuparsi dell’Oreopithecus in maniera abbastanza casuale. Studiando primati eocenici (risalenti ad una cinquantina di milioni di anni fa) notò una curiosa struttura nella loro dentatura e a seguito di queste osservazioni iniziò a verificare la presenza di tali tratti in scimmie antropomorfe ed in altre scimmie riscontrandole anche in Oreopithecus. Per effettuare confronti in maniera diretta Hürzeler ottenne in prestito, nel 1947, alcuni resti di Oreopithecus dal Museo di Paleontologia dell’Università di Firenze. Nel 1949 pubblicò una nuova descrizione della dentatura dell’Oreopithecus esprimendo chiaramente l’opinione che non fosse classificabile fra le scimmie cinemorfe, non fosse cioè imparentato con macachi e babbuini come si era pensato per alcuni decenni, senza tuttavia esprime la sua opinione su quale fosse il gruppo di primati cui attribuire Oreopithecus. Continuò le sue ricerche e nel 1951 pubblicò uno studio sui denti decidui di Oreopithecus esprimendo chiaramente la sua interpretazione che Oreopithecus dovesse essere considerato un’antropomorfa e non una cinemorfa. Nel 1954 espresse la sua ipotesi rivoluzionaria: in un breve articoletto affermò che Oreopithecus era un ominide, cioè un remoto antenato dell’uomo, producendo un profondo effetto sul mondo scientifico e fece nascere un dibattito di grandissima portata. Molti furono in disaccordo con le opinioni di Hürzeler ma altri lo sostennero e ben presto la comunità scientifica si divise in due opposte fazioni. Durante una visita al Museo di Paleontologia di Firenze, venne a conoscenza del ritrovamento di nuovi ritrovamenti di resti di Oreopithecus nella miniera di Baccinello, presso Grosseto. Recatosi sul posto apprese con grande disappunto che la miniera stava per essere chiusa definitivamente. Nel 1956 i minatori di Baccinello, riunitisi in cooperativa (la CO. MI. BA.), ripresero i lavori di estrazione della lignite. Hürzeler apprese con grande soddisfazione la notizia e di nuovo si recò a Baccinello. Ottenuto l’appoggio della Direzione, incominciò a istruire i minatori e non tardò a raccogliere e catalogare centinaia di resti fossili senza, comunque, riuscire ad estrarre uno scheletro intero di Oreopithecus.
Nel 1958, la notte del 2 agosto, dopo mesi di duro lavoro e prossimo al suo rientro in Svizzera completamente scoraggiato, il ritrovamento di uno scheletro quasi completo, ad opera dei minatori Boccalini Enzo e Giustarini Azzelio, venne a premiare largamente la sua tenacia.. Andrea Barbato, allora giovane inviato del Messaggero, scriveva: - Baccinello è un agglomerato di poche case, che sorgono tra grandi cumuli di detriti scuri, provenienti dalla miniera di lignite picea che è nei pressi. Proprio questa miniera è stata teatro di quella che potrebbe essere la più sensazionale scoperta antropologica di tutti i tempi - Un altro giornalista profeticamente commentava: - Se ne occuperanno congressi internazionali, libri di testo, relazioni scientifiche. Sull’interpretazione e sulle implicazione del rinvenimento si accenderanno polemiche che faranno scorrere fiumi d’ inchiostro. Ma sin da ora è certo che l’oscuro nome di Baccinello è destinato a guadagnarsi un posto d’onore nell’albo d’oro della paleontologia -. Hürzeler ricevette molte onorificenze, tra le quali la nomina a membro Corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Parigi e quella di docente onorario all’Università di Basilea; dal Papa fu insignito dell’Ordine di S. Gregorio. Ma la cosa che gli ha dato maggior soddisfazione è stata la cittadinanza onoraria conferitagli dal Comune di Scansano. Successivamente pubblicò alcuni articoli scientifici su Oreopithecus nei quali metteva in risalto i caratteri di tipo esclusivamente umano che si riscontrano in questo primate. Hürzeler osservò e descrisse molti tratti della dentatura, del cranio, dello scheletro di Oreopithecus che si ritrovano esclusivamente nell’uomo e nei suoi diretti antenati. Sulla base della morfologia del bacino considerò molto probabile un’andatura bipede di Oreopithecus senza però mai affermare che fosse un antenato diretto dell’uomo. Hürzeler lo considerava semplicemente “un rappresentante di una linea, oggi estinta, vicina alla linea evolutiva dell’uomo”. Negli anni seguenti Hürzeler rimase molto amareggiato dal fatto che la maggior parte dei suoi colleghi non valutò giustamente le sue argomentazioni e non avesse compreso il loro significato. Nel 1985, quando negli Stati Uniti fu organizzato un congresso su Oreopithecus , Hürzeler non fu nemmeno invitato. Oggi Oreopithecus è nuovamente al centro del dibattito scientifico. Le osservazioni e descrizioni fatte da Hürzeler sono state confermate dal recente lavoro di Salvador Mayà Solà e Meike Kohler anche se l’interpretazione di questi tratti anatomici è cambiata. Oggi queste somiglianze vengono interpretate come sviluppatesi indipendentemente e legate all’acquisizione di una locomozione bipede, senza comunque dimenticare che anche le nuove interpretazioni sono solo un’ipotesi; il futuro mostrerà se sono esatte. Johannes Hürzeler è morto il 24 luglio 1995, all’età di 87 anni, lieto di vedere che il dibattito scientifico sull’Oreopithecus era nuovamente aperto grazie agli studi di giovani colleghi. Hürzeler amava molto la Maremma non solo per i suoi animali estinti, ma per la storia, la cultura, la gente, la vegetazione e il vino. Era un uomo modesto e non dette mai troppo peso alle onorificenze: per lui il progresso scientifico era più importante dei riconoscimenti personali. Ad uno dei suoi giovani colleghi, poco prima di morire, disse: “Se un giorno non ci sarò più non organizzate grandi cerimonie. Radunate insieme alcuni dei miei amici ed insieme bevete una bottiglia di vino alla mia memoria.”
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