L’ESTATATURA A SCANSANO:

MUTAMENTI ECONOMICO-SOCIALI URBANISTICI.

Angelo Biondi

(atti del convegno: Iniziative per il centenario dell’estatatura 1897/1997)

 

1. L’estatatura, fenomeno di lunga durata in Maremma a causa della malaria, toccò numerosi paesi <<di aria buona>> delle colline maremmane e della montagna amiatina, destinatari dell’emigrazione estiva degli uffici, degli impiegati con le loro famiglie e di buona parte della popolazione soprattutto del capoluogo provinciale di Grosseto.

Infatti la creazione della Provincia Inferiore Senese, voluta dal Granduca Pietro Leopoldo nel 1766, con i nuovi uffici che presero sede a Grosseto, dette ulteriore impulso all’estatatura.

A Scansano, come in altri paesi collinari, migrarono d’estate alcuni uffici, ma – a quanto pare – senza una regola precisa.

Difatti il <<Regolamento per l’Estatatura>> del 1780, pur dando ordine alla materia, lasciava una certa libertà di scelta della sede dove estatare.

Così il Commissario della Provincia Inferiore passò l’estate a Scansano nel 1780, poi andò ad estatare a Roccastrada e dal 1783 a Castel del Piano dove si trasferiva l’Uffizio dei Fossi. (1)

Invece il Cancelliere Comunitativo di Grosseto, che estatava a Pari, se ne andò poi a Scansano nel 1792.

Per le necessità del Tribunale grossetano, il maggior ufficio  che in estate si spostava a Scansano, nel 1785 furono ordinati lavori nel Palazzo Pretorio, l’edificio più capace che il paese poteva offrire. (2)

Verso Scansano, posto in una posizione abbastanza centrale nel territorio provinciale, si andò un po’ alla volta polarizzando il fenomeno dell’estatatura, fino a divenire quasi esclusivo nella seconda metà dell’Ottocento.

Gli sconvolgimenti portati dalla Rivoluzione Francese non impedirono l’estatatura, che partiva dalla profonda esigenza di sfuggire il morbo malarico nei mesi estivi, ma i francesi si posero il problema di razionalizzare una situazione così anomala.

Per tali motivi, nel 1804 si obbligò il medico condotto a visitare gratuitamente gli impiegati che si portavano <<nell’estate costì>>; poi il 18 agosto 1810 un decreto imperiale di Napoleone stabilì che il Tribunale Circondariale di prima istanza fosse trasferito da Grosseto a Scansano rimanendovi perciò anche d’inverno.

Il Maire locale dovette subito cercare locali sufficienti per gli uffici e le abitazioni dei funzionari e degli impiegati, cosa non facile <<in un piccolo paese provinciale>>.

Le Carceri erano già ubicate nel Palazzo Pretorio, dove però non si poteva alloggiare il Tribunale, perché la maggior parte dei locali era stata destinata all’ufficio ed abitazione del Giudice di pace.

Fu proposto il quartiere superiore del palazzo, da poco costruito, del Vivarelli, affittuario della tenuta di Pomonte, ma il proprietario dette risposte evasive, sicché l’anno successivo si ripiegò sull’individuazione del Soppresso Convento del Petreto, dove si poteva sistemare sia il Tribunale che le Carceri, insieme ad un distaccamento di fucilieri. Sempre nel 1811 si ebbero altre controversie per l’antico Pretorio, dove si cercò di alloggiare anche il Ricevitore del Registro e Demanio.(3)

Con la Restaurazione e il ritorno del Granduca, si tornò alla prassi solita dell’estatatura estiva.

La necessità via via crescente di locali per gli uffici che nell’estate si trasferivano a Scansano determinarono l’Amministrazione municipale a dotare il paese di una nuova direttrice di espansione urbanistica, realizzando intorno al 1842-43 via degli Ortacci, poi via Marina (oggi via XX Settembre) e raccordandola alla piazza della Fonte (oggi piazza Garibaldi), tagliando addirittura l’angolo della casa Fontana con il sottocaffè. Lungo questa nuova via fu costruita la sede della Cancelleria comunitativa (comprendente Scansano e Magliano) e alcuni edifici privati, fra cui quello di Ezechia Barroccia, un mercante ebreo pitiglianese, che, venuto a  Scansano rilevando una bottega, aveva subito compreso le potenzialità di investimento economico offerte dal paese.

La nuova via degli Ortacci facilitava anche l’accesso a Scansano, reso altrimenti difficoltoso dalla ripida pendenza della strada che, a fianco della Fonte appena fuori della Porta del Vecchio Borgo, saliva al Borgo Nuovo, sorto anch’esso da tempo, fin dalla fine del ‘500.(4)

Nel contempo si cercava di rafforzare anche l’assistenza sanitaria e il Consiglio municipale nel settembre 1845 deliberò un sussidio per tenere aperto anche d’inverno l’Ospedale-Ricovero scansanese, evidentemente fino ad allora diretto a sopperire soprattutto alle maggiori esigenze sanitarie estive.(5)

Nonostante che anche il Commissario della Provincia inferiore, dopo aver estatato a Massa Martittima, avesse ripreso più stabilmente dopo il 1840 la via di Scansano, l’ufficio più consistente tra quelli che vi si trasferivano in estate era senz’altro il Tribunale di Prima Istanza, che portava con sé anche le Carceri e la Gendarmeria.

La sua importanza era talmente presente agli scansanesi che nel settembre 1849 fu presentato al Granduca un progetto, curato da Luigi e Galgano Vannuccini, per l’istituzione di un Tribunale Collegiale a Scansano e di un altro a Massa Marittima, con la contestuale soppressione di quello di Grosseto, motivandolo con il minor interesse e comodo degli abitanti della Provincia e con una diminuzione di spese del Regio Erario. Forse si riteneva che il momento fosse favorevole, essendo il Granduca appena rientrato dopo i fatti rivoluzionari del 1848, nei quali era stato in qualche misura implicato anche Grosseto, mentre Scansano si era sempre mostrato rispettoso dell’Autorità. Ma la richiesta non ebbe esito. (6)

Molto più sporadici furono gli impegni per gli altri uffici e in certi casi nemmeno dovuti, come accadde nel 1838, quando la Regia Camere di Soprintendenza Comunitativa non ritenne opportuna una partecipazione alla Comunità locale alle spese per il Cancelliere comunitatico di Grosseto, che estatava a Scansano. E ciò anche per la maggiore spesa a carico della Comunità per un Aiuto-residente, appena istituito con Motuproprio granducale del 29 settembre 1837 in Scansano, che vide così riconosciuta la maggiore importanza raggiunta in quegli anni.

Le maggiori attribuzioni conferite al tribunale di Prima Istanza determinarono la necessità di ampliare i locali, sicché nel 1856 la Comunità affittò a tal fine sei stanze di proprietà del Cancelliere Pozzi per 15 anni.

Ancor più impegnativo si rivelò il problema delle Carceri, spianando il <<Poggio detto di Corte>>, ma poi, per motivi di spesa, si ripiegò su un progetto di ampliamento delle carceri del Palazzo Pretorio approvato nel 1851 ed appaltato ad Ubaldo Mannucci, al cui primo mallevadore Ferroni si sostituì, fiutando l’affare, l’ebreo Servedio Barroccia.

Ma il progetto incontrò subito difficoltà, non solo da parte dell’appaltatore, ma anche da  parte del pretore di Scansano, quando si accorse che la sua realizzazione comportava una riduzione di  località disposizione della Pretura.

Allora le celle furono di nuovo ridotte a 12, ma alla fine il progetto, nonostante fosse stato ridotto, non fu realizzato e il problema dell’affollamento carcerario nei mesi estivi rimase sostanzialmente irrisolto. (7)

 

2. Con l’Unità d’Italia, a Grosseto si riaccesero le speranze che il nuovo stato avrebbe sanato le piaghe secolari della Maremma con la ripresa delle bonifiche e l’eliminazione delle cause stesse dell’estatatura.

Ma un primo tentativo di Bettino Ricasoli di bloccare l’estatatura nel 1860 rientrò subito di fronte alle notevoli rimostranze suscitate, mentre Scansano non si lasciava sfuggire l’occasione di migliorare i suoi servizi con la linea telegrafica.

Il paese collinare poteva essere allacciato grazie alla linea che da Grosseto doveva giungere a Pitigliano, ma nel 1861 le difficoltà di smacchiamento per stendere la linea fino all’Albegna indussero la Direzione dei telegrafi di Pisa a proporre l’alternativa di raggiungere Pitigliano da Orbetello, passando da Manciano. Allora l’Amministrazione comunale scansanese cosciente dei benefici del nuovo servizio anche per gli uffici in estatatura, si offrì subito di sopperire alle spese di smacchiamento, evitando così il mutamento di linea. (8)

Nel nuovo Stato Nazionale l’istituzione della Provincia (a Grosseto la nuova Provincia si sovrappose alla precedente Provincia senese) portò con sé anche un’articolazione via via più consistente di uffici e un personale impiegatizio più numeroso.

La maggior parte degli uffici pubblici, come in passato, continuò a spostarsi in estate a Scansano, compresa la Prefettura, i RR.Carabinieri, la Delegazione Provinciale e, come al solito il Tribunale Civile e Correzionale, nonché la Corte di Assise di nuova istituzione, di cui il Regio Decreto istitutivo del 1865 prevedeva esplicitamente l’estatatura a Scansano.(9)

Anzi, abolita nel 1866 a Montorsaio, dove per lunga tradizione si trasferivano alcuni uffici grossetani, anche questi presero la via di Scansano, eccetto la Pretura, per la quale fu scelta per il periodo estivo la sede di Orbetello, servita dal tronco della ferrovia tirrenica appena aperto nel 1864.

Forte di tale situazione, la cittadinanza di Orbetello nel 1865-70 pose la candidatura per divenire sede estiva deglii uffici provinciali al posto di Scansano.

La candidatura era autorevole perché Orbetello disponeva della ferrovia, aveva stabili come il Palazzo del Governatore e del Capitano, considerati idonei ad ospitare Tribunale, Prefettura, Agenzia del Tesoro e del Bonificamento; inoltre non si mancava di sottolineare che si potevano realizzare forti risparmi nelle spese di estatatura del Tribunale, e questo era un tasto molto sensibile perché ogni Comune del grossetano sborsava £ . 2.000 annue, con la sola eccezione di Scansano.

Nella discussione che si sviluppò nella cittadina lagunare, soprattutto in seno all’Amministrazione comunale fu la posizione del consigliere Epaminonda Raveggi, che espresse una visione più ampia e solidaristica sostenendo l’opportunità di evitare gare municipalistiche, lasciando l’estatatura a Scansano che non aveva altre risorse, mentre Orbetello poteva contare sulla ricchezza delle sue peschiere.

Comunque la richiesta orbetellana non ebbe esiti, anche per i dubbi ancora persistenti sulla effettiva salubrità nella laguna.(10)

Ma il rischi per Scansano di perdere l’estatatura degli uffici grossetani si ripeté, e in modo ben più consistente, nel 1872-1873,  di fronte alla positiva verifica di una commissione istituita dalla Deputazione Provinciale, volta a stabilire se vi fossero locali idonei per l’estatatura ad Arcidosso e Castel del Piano.

I due Comuni amiatini, di fronte ad una simile prospettiva avanzarono generose offerte insieme a loro privati cittadini.

A Scansano si diffuse grande allarme per quanto stava accadendo.

Il Consiglio comunale a sua volta formò una Commissione costituita dal Sindaco Giovanbattista Leoneschi, da Carlo Avunti e dall’ebreo Giuseppe Bemporad (anch’esso proprietario di stabili affittati per l’estatatura), che perorasse le ragioni di Scansano presso il competente Ministero a Roma.

Tra gli argomenti Atti ad evitare innovazioni nello <<statu quo>>, si metteva in evidenza che Scansano aveva fronteggiato l’aumento di uffici e di impiegati che venivano ad estatare con la costruzione di nuovi edifici e l’ingrandimento e trasformazione di molti di quelli esistenti con un impegno finanziario molto elevato del Comune e dei privati, sicché il fabbricato di Scansano era divenuto esuberante rispetto alla popolazione stanziale per sopperire ai bisogni dell’estatatura; si addebitava alla precarietà stagionale delle dimore la causa del costo dei fitti, tema molto delicato e fonte di polemiche; si faceva poi presente che le spese di trasporto sarebbero state più alte per i Comuni dell’Amiata, dove gli uffici, divisi in due centri diversi senza linea telegrafica, avrebbero avuto difficoltà di funzionamento, mentre Scansano godeva di una posizione più centrale e la via d’accesso da Grosseto sarebbe stata notevolmente migliorata dal costruendo ponte sull’Ombrone; infine non erano opportune innovazioni nell’incertezza della situazione, sia per il possibile miglioramento delle condizioni igenico-sanitarie di Grosseto con i lavori di bonifica e l’auspicata costruzione dell’acquedotto, sia per l’incertezza sulla sorte della Provincia, sia per non creare discordie tra Comuni.

Nel contempo il Municipio di Scansano, per migliorare e rendere più soddisfacente il soggiorno estivo degli impiegati, si impegnava ad effettuare una serie di lavori riguardo all’abbellimento delle strade per il pubblico passaggio, al reperimento di un locale da adibire a Gabinetto di lettura e sala da gioco, alla riorganizzazione della Banda Musicale, alla ripresa dei lavori per il Teatro, all’osservanza dei Regolamenti di Polizia e di Igiene Pubblica, all’emanazione di un Regolamento Edilizio e di precise tariffe per il servizio di vetture tra Scansano e Grosseto. Inoltre l’impegno del Comune si sarebbe esplicato anche verso i proprietari privati per il restauro di case, senza aumentare fitti, per l’apertura di nuove botteghe e per la vigilanza sulla bontà dei generi e dei prezzi praticati dai commercianti, istituendo anche un pubblico pesatore e un visitatore delle carni.

L’azione del Municipio scansanese ebbe effetto e il Ministro dell’Interno Lanza decretò per l’anno successivo che l’estatatura rimanesse a Scansano, non mancando però di invitare a provvedere agli inconvenienti lamentati, per evitare <<gravi conseguenze… se i lamenti si rinnovassero e fossero poi riconosciuti giustificati>>.(11)

Il comune di Arcidosso, a sua volta, non si acquietò e, sostenendo che la spesa dei locali per gli uffici del Tribunale sarebbe stata di 500 lire contro le 2000 di Scansano, tentò di risollevare la questione, cercando anche il fondamentale appoggio del Comune di Grosseto, che però rispose cortesemente, ma senza impegnarsi.

In effetti il Consiglio comunale grossetano già nel 1870 aveva lasciato cedere un ulteriore tentativo di abolire l’estatatura, perché temeva che il Governo prendesse spunto per abolire la Provincia, in condizioni di oggettiva debolezza. Proprio in quegli anni infatti vari Comuni avevano richiesto l’aggregazione ad altre Province, come Massa Marittima, Montieri, Arcidosso, Castel del Piano, Santa Fiora, Roccalbegna a quella di Siena, Pitigliano e Sorano a quella di Roma e si avanzavano nel contempo proposte per inserire la Maremma in una nuova Circoscrizione.

La Giunta del Comune di Orbetello, riproponendo nel 1873 la propria candidatura quale sede estiva di fronte alle premure dei Comuni amiatini, riconosceva la necessità di non scontentarli, perché volevano aggregarsi a Siena e ciò era grandemente nocivo <<agli interessi degli abitanti della Maremma, inferiori di numero, ma superiori di gran lunga in ragione del tributo>>.(12) Veniva così colto con chiarezza il nocciolo delle difficoltà della Provincia di Grosseto, che potevano mettere a rischio la sua sopravvivenza: scarso numero di abitanti e perciò eccessivo carico fiscale.

La sede si Scansano per l’estatatura d’altra parte aveva una intrinseca debolezza: sebbene con legge del 1872 si fosse ufficializzata l’estatatura degli impiegati grossetani, non ne era stata indicata la sede precisa (eccetto che per il tribunale), che veniva designata con il decreto anno per anno.

Così Scansano che non aveva certezza perché la sede dell’estatatura poteva essere modificata da un anno all’altro, convisse con il rischio continuo di perdere tale beneficio, e questo rischio divenne ricorrente proprio nel trentennio (1867-1897), che potremmo definire il periodo d’oro dell’estatatura per Scansano, che ne divenne di fatto la sede pressoché unica.

Infatti nel 1881 la questione fu di nuovo sollevata dagli stessi impiegati, fra cui serpeggiava un certo malcontento. Essi, appena tornati da Scansano, si riunirono a tal fine in un pubblico comizio a Grosseto.

L’allarme destato dalla nuova iniziativa provocò la reazione immediata del Comune di Scansano e il Sindaco inviò subito al Ministro dell’Interno una memoria difensiva per confutare e accuse più gravi: che i generi erano cari, che mancavano locande, caffè e luoghi di ricreazione, che le strade di accesso erano cattive e la ferrovia lontana.

Simili accuse erano chiaramente inconsistenti e fu fin troppo facile ribatterle, talora in modo ironico, chiedendosi se i generi erano cari, perché molte famiglie di impiegati si rifornivano a Scansano anche in inverno, nonostante le spese di trasporto, di <<vino, olio, aceto, uova, polli ed ogni sorta di legumi e di generi coloniali>>.

Nella replica, dopo aver sottolineato che era difficile trovare altri paesi in grado di fornire disponibilità di fabbricati in esubero alle rispettive popolazioni e che l’incertezza e la continua minaccia dell’abbandono di Scansano finiva per paralizzare ogni iniziativa a scapito degli stessi estatanti, si concludeva diplomaticamente, facendo voti perché, semmai, si migliorassero le condizioni di Grosseto, rendendo la città idonea a mantenere tutto l’anno gli impiegati senza pericoli per la loro salute.(13)

Proprio su queste basi tre anni dopo, nel 1884, il comune di Massa Marittima seguito da altri 14 Municipi, avanzò una petizione per abolire l’estatatura. Mentre il Comune di Grosseto affrontava con più decisione il problema della ripresa dei lavori di bonifica e della conduzione di abbondante acqua potabile in città.

Così l’Amministrazione Provinciale deliberava nel luglio 1888 la cessazione dell’estatatura per i suoi uffici e nel 1889 si stabilì che la Direzione delle Poste rimanesse in estate a Grosseto, ma il numero dei dipendenti colpiti dalle febbri consigliò per l’anno successivo di <<rifare prontamente fagotto per Scansano>>.

Alla fine, sebbene la malaria non fosse affatto vinta, le pressioni esercitate sul Governo portarono all’abolizione dell’estatatura con la Legge 321 del 20 luglio 1897, che prevedeva anche alcune agevolazioni sui prestiti pregressi contratti dal Comune di Scansano, l’autorizzazione alla revisione straordinaria del reddito dei fabbricati e la riduzione proporzionale del reddito del dazio consumo.(14)

Il parroco di Scansano, in una sua breve memoria, ben sintetizzava le reazioni all’evento: <<in quest’anno 1897 dopo più di un secolo… è venuta a cessare l’Estatatura Ufficiale in Scansano. Imponenti e clamorose furono le feste per tale avvenimento a Grosseto… mentre Scansano per riparare sui danni che veniva a risentire… chiedeva un compenso dal Governo italianissimo, che fu proprio irrisorio>>.

Per parte sua il parroco aggiungeva che <<…la Colonia estiva coi vantaggi finanziari, portò a questo popolo per i bassi impiegati il malcostume e il fetido indifferentismo religioso che ora regna in questo sventurato paese, ond’è che non è da piangere tale perdita>>.(15)

Sulla base delle negative conseguenze sulle entrate del Bilancio comunale e sul tessuto sociale del paese, cui vennero a mancare le risorse provenienti soprattutto dal consumo dei generi alimentari e dagli uffici dei locali ora vuoti, il Consiglio municipale impostò la questione di un equo indennizzo, sostenuta in Parlamento soprattutto dal deputato scansanese Angelo Valle.

Dopo iniziali divergenze dovute a varie proposte, un’apposita Commissione particolarmente rappresentativa (16) evidenziò la necessità prioritaria di risolvere il problema di rapide vie di comunicazione, che conferissero a Scansano maggiore respiro per traffici e commercio.

Perciò scartata l’ipotesi un po’ pretenziosa di una linea ferroviaria che unisse il paese a Grosseto e l’altra di una ferrovia che si avvicinasse a Scansano attraverso la valle dell’Albegna fino a Saturnia, furono avanzate le seguenti proposte:

-          correzione della strada provinciale Grosseto – Scansano per rendere migliori le comunicazioni e il commercio con il capoluogo provinciale, anche con la speranza che Scansano continuasse ad essere preferita come sede estiva delle famiglie degli impiegati, costretti ancora ad emigrare nell’estate;

-          costruzione di una strada comunale per Manciano, per consentire gli scambi con i paesi vicini della valle dell’Albegna e valorizzare i terreni di quella zona allora quasi deserta (eccetto la fattoria di Pomonte), riprendendo una vecchia aspirazione, di cui era fatto portatore lo scansanese Pietro Valle ed era stata avanzata richiesta al Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio fin dal 1864;(17)

-          istituzione di una Scuola Agraria a Scansano, che formasse tecnici per l’ammodernamento dell’agricoltura in tutta la Provincia di Grosseto, riprendendo su un piano più elevato una precedente proposta di istituzione di una Scuola pratica di Agricoltura nel 1882. (18)

Ma il Governo fece intendere che per la strada di Grosseto era competente la Provincia e le altre proposte erano di eccessiva spesa, sicchè ripiegava su iniziative certo utili, ma più modeste, come l’istituzione a Scansano di una Cattedra ambulante di Agricoltura e l’impianto di un vivaio di viti americane da distribuirsi agli agricoltori della provincia grossetana per combattere la fillossera, purchè il Comune di Scansano mettesse a disposizione due ettari di terreno.(19)

Infine, trascorsi alcuni anni spesi in una serie di incontri, proposte e controproposte, nel 1902 il Governo elargì una somma di £. 100.000 da destinare ad opere di pubblica utilità, chiudendo la pratica dell’indennizzo a Scansano per i danni subiti a seguito dell’abolizione dell’estatatura.

L’Amministrazione Comunale scansanese, dopo un referendum che sancì una spaccatura tra il capoluogo e le frazioni, specie quella di Montorgiali e Polveraia, stabilì che la somma di £. 100.000 venisse così destinata: £. 50.000 come quota di concorso alla provincia per la sistemazione della strada Scansano – Grosseto; £. 25.000 per lavori di ampliamento dell’Ospedale scansanese; £. 10.000 come fondo di riserva per concorso alle spese di un miglior mezzo di locomozione per la strada Scansano – Grosseto ; £. 15.000 per la sistemazione della Fonte di Scansano.(20)

Si ripetè  in sostanza una linea di condotta ormai consolidata volta a rafforzare soprattutto le comunicazioni con Grosseto, senza nulla di nuovo o di più decisivo.

 

3. Non sembra che il fenomeno dell’estatatura abbia influito in modo significativo sull’incremento di popolazione né prima né dopo l’Unità d’Italia, quando gli impiegati e le famiglie che estatavano a Scansano aumentarono notevolmente il numero.

Difatti il Comune di Scansano passò da 2469 abitanti nel 1821 a 3141 nel 1833, a 3182 nel 1840, a 4790 nel 1861 per raggiungere i 5523 residenti nel 1881.

Ma nel capoluogo, il solo a beneficiare dell’estatatura, la popolazione rimase sostanzialmente invariata, con 1533 abitanti nel 1833, 1663 nel 1840, 1612 al Censimento del 1861.

D’alta parte per il periodo 1821 – 1861 l’incremento medio annuo del Comune di Scansano del 16,7 % non è molto superiore a quello di Pitigliano (14,2%) e di Manciano (13,4%) e trova la sua spiegazione soprattutto nell’aumento della popolazione rurale e nella riattivazione della miniera delle Zolfiere dal 1815 –’16. (21)

Anche nel periodo 1861 – 1881 la popolazione del Comune di Scansano registra un aumento medio annuo del 7,1%, superato però da Manciano (8%), Roccalbegna (7,6%) e Arcidosso (7,5%), per rimanere nell’area geografica montana comprendente Scansano. (22)

Se dunque non ebbe particolari conseguenze sull’incremento di popolazione, l’estatatura ebbe però altri effetti: sull’economia, sulle condizioni igienico – sanitarie, sull’espansione urbana.

In campo economico Scansano risentiva beneficamente delle entrate derivanti dagli affitti e nell’ambito delle attività commerciali.

I nuovi fabbricati affitati agli uffici provinciali erano quasi tutti di proprietà delle famiglie della locale borghesia, come Armelani, Avunti, Bianchi, Caciai, Fontana, Ghio, Lavagnini, Pasquinelli, Quadri, Sellari, Valle, Vivarelli, ecc., ma si formò anche una rete abbastanza consistente di affittacamere, che favorì un benessere più diffuso.

Intorno al 1880, accanto a quartieri a £. 50 o 70 al mese, e a quartieri più modesti per £. 30 o 40 mensili, si trovavano a Scansano camer a pigione ( compreso servizio e lume ) per tutti i ceti, a £. 15,20 e 25 mensili.

Dal punto di vista commerciale, in un prospetto statistico del 1873, (23) compaiono ben 162 attività, la maggior parte commerciali e alcune attività industriali come 4 fabbricatori di calce e mattoni e 2 impresari di strade e fabbriche, chiaramente legati all’attività edilizia indotta dall’estatatura.

Anche alcune attività commerciali sarebbero inspiegabili in un paese maremmano dell’epoca, senza l’estatatura, come 2 venditori di birre e gazzose, 3 liquoristi, 2 legatori di libri, 3 venditori di vetri e cristalli e addirittura un venditore di ghiaccio.

In proposito il Comune pagava un premio di £. 100 annue perché << non manchi in questo paese la neve o Diaccio che possono abbisognare per usi diversi e specialmente per uso di medicamento>>. Perciò si preferiva scegliere chi tenesse presso Scansano una conserva di ghiaccio, rifornendosi sull’Amiata se non fosse nevicato sul posto, stabilendo inoltre che venissero riforniti gratuitamente l’Ospedale e i malati poveri su presentazione di ricetta medica. (24)

Il Comune erogava anche u contributo di £. 1000 per il servizio di diligenze per Grosseto, gestito dalla ditta Meciani, stabilendo il rispetto di un Regolamento comprensivo di precise tariffe.

Così Scansano era collegato tramite un regolare servizio di diligenza con il capoluogo provinciale dal 1 luglio al 31 ottobre, con partenza alle 6 del mattino e ritorno da Grosseto alle ore 17, con tempi di percorrenza di circa 3 ore.

Tra i commercianti scansanesi figuravano anche alcuni ebrei provenienti da Pitigliano come Isac Barrocia e Vittoria Paggi, a cui si devono aggiungere altri che esercitavano attività liberali come Giuseppe Bemporad e Alessandro Paggi.(25)

Difatti anche le arti liberali erano ben rappresentate a Scansano, dove nel 1873 risiedevano 3 avvocati, un notaio, un ingegnere civile, 5 periti agrimensori, 3 medici chirurghi, 2 levatrici, 3 farmacisti, 7 maestri e maestre di scuola, un maestro di musica e 3 segretari comunali patentati, fra cui l’ebreo Alessandro Paggi.

Vi era inoltre la Tipografia degli Olmi, di Carlo Tessitori, che stampò anche per case editrici di rilievo nazionale.

L’estatatura aveva creato talvolta anche nuovi impieghi o particolarioccasioni di lavoro, come l’istituzione da parte del Municipio nel 1852 di un guardarobiere per la mobilia e i quartieri della Prefettura e del Tribunale, o l’appalto della fornitura di acqua potabile per il Picchetto dei gendarmi locali e per quello della Compagnia a cavallo che veniva per l’estatatura, giacchè dal 1856 tale servizio era stato posto a carico dei Comuni.(26)

Scansano, in forza della sua particolare condizione di sede estiva degli uffici provinciali, fu scelto come sede di uno dei due Collegi Elettorali maremmani per l’elezione di un deputato al Parlamento e ciò rafforzò notevolmente il suo peso politico.

Scansano era tra i Comuni maremmani che aveva avuto nella prima metà dell’Ottocento un notevole progresso dell’attività agricola, con la messa a coltura di vaste estensioni di terreno, specie nella parte verso Grosseto, mentre la parte verso la valle dell’Albegna rimase quasi disabitata, con la grande fattoria di Pomonte condotta con criteri latifondisti. Prevaleva il sistema a coltura promiscua di piante erbacee in campi arborati, ma ancora consistenti permanevano le tracce del precedente sistema estensivo pastorale.

Non a caso nel1882 notevole risultava il patrimonio zootecnico del Comune, soprattutto bovino (oltre 1400 unità), ovino e caprino (16200 e 3100 unità), equino (più di 500 cavalli, oltre a circa 600 asini e muli). Anche lo Statuto dell’Eredità Agricola Castagnoli, benemerita istituzione che ebbe un importante ruolo a Scansano, (27) prevedeva come scopo principale l’incremento della popolazione agricola dei Comuni di Scansano e Magliano, come scopo secondario << l’incoraggiamento al miglioramento e aumento dell’agricoltura e della pastorizia>>.

Ma un consistente incremento era stato dato anche all’impianto di vigneti e oliveti, che godevano dell’incentivazione di premi per i viticoltori e per i migliori potatori di olivi, istituiti grazie ai lasciti di Pietro Vale (1795 –1869) e alle disposizioni dell’Eredità Agricola Castagnoli. Si deve poi sottolineare che a Scansano si sviluppò particolare attenzione ai problemi agricoli e della viticoltura in particolare grazie all’ingegner Luigi Vannuccini (1818 – 1884) e al nipote Vannuccio (1853 – 1901), esperto di Scienze Agrarie, che diresse in quegli anni l’Istituto delle Capezzine di Cortona. Egli trascorse nel natio paese di Scansano lunghi periodi di riposo, dedicandosi sul posto ad esperimenti pratici di cura della peronospera e a conferenze sulle Cantine Sociali.

Nel settore agricolo si sviluppò qui un particolare esperimento di recupero di giovani traviati con la Colonia Agricola di Scansano, che ebbe la sua sede dal 1872 nel Convento del Petreto, nuovamente soppresso nel 1866.(28) La finalità della Colonia, composta di giovani carcerati, era di rieducarli e reinserirli nella società civile tramite il lavoro agricolo, la scuola e l’educazione.

La Colonia Agricola fu però coinvolta nel fallimento degli Avunti, che avevano comperato il Petreto, e dovette chiudere nel 1878.(29)

Rimarrebbe da verificare se i capitali impiegati nelle costruzioni finalizzate all’estatatura limitarono gli investimenti in campo agricolo oppure se il ricavato degli affitti fu reinvestito, almeno in parte, in agricoltura, che risentiva positivamente del maggiore smercio locale dei prodotti agricoli, favorito dall’estatatura.

Può essere un indizio il fatto che nel 1893 i 10 maggiori produttori scansanesi di vino vendevano tutta la loro produzione sul posto, e i 3 maggiori produttori di olio, che quell’anno raggiunsero i 160 ettolitri, lo smerciarono principalmente a Scansano e solo in minor parte lo esportarono a Pisa e Livorno in fusti di legno.(30)

La lunga presenza degli estatanti indusse il Comune di Scansano (e la popolazione) ad avere particolare cura per le vie e le piazze con rifacimenti dei lastricati e per l’igiene pubblica e privata, del tutto trascurata all’epoca negli altri paesi della Maremma.

Intorno al 1860 a Scansano erano numerosi i <<luoghi comodi>> nelle case e il Municipio qualche anno prima nel 1856 si era posto il problema, poi rinviato, di costruire tre latrine in punti diversi del centro abitato, <<per il getto degli escrementi delle famiglie che non hanno luoghi comodi>>.(31)

Simili condizioni erano più uniche che rare nel grossetano, come nota David Parlotti, consigliere delegato di Prefettura, che non manca di rilevare come: <<… a Scansano soltanto viene curata la nettezza delle strade interne del paese, mentre altrove questa desiderata nettezza non è dato riscontrare>>. (32)

L’attenzione per le condizioni igienico-sanitarie portò anche  alla costruzione del nuovo Ospedale Civile, di cui la spesa maggiore fu sostenuta nel 1878 dalla Congregazione di Carità.

Il rischio poi di perdere il beneficio dell’estatatura  indusse il Comune di Scansano, specie dopo il 1873, a porre più attenzione alle istanze provenienti dal mondo impiegatizio, che emigrava da Grosseto nella stagione estiva, per cercare di dare a Scansano un aspetto più civile e consono ad un paese che per quattro mesi sostituiva il capoluogo provinciale.

In tal modo balzarono in primo piano anche i problemi più legati allo svago e in definitiva all’effimero, con la realizzazione delle stanze civiche di lettura, da gioco e da ballo, utilizzando i locali della scuola che fu spostata, l’aumento degli stanziamenti per la Banda Musicale, rafforzata dall’unificazione in un'unica società nel 1875 della Filarmonica e della Filodrammatica locali, l’abbellimento delle vie e delle piazze per il passaggio pubblico,  lo stimolo per la costruzione definitiva del teatro, i cui lavori erano cominciati addirittura nel 1852. Molto significativa al riguardo fu l’iniziativa di una Società privata che nel 1880 allestì nella parte costruita del Teatro ancora incompleto << una  fiera permanente con serali concerti di musica, illuminazione a lampioncini, chalet svizzero, caffè e trattoria ed eleganti botteghe di rivendita>>, ma dopo l’iniziale entusiasmo il concorso di pubblico diminuì, anche tra gli impiegati in estatatura, e l’impresa <<principalmente abortì –a giudizio degli amministratori locali- perché era d’eccitamento a spendere del denaro, cosa generalmente non amata nelle piccole località ove il fasto e l’opulenza non allignano>> (33).

Il Teatro, dopo numerose difficoltà fu condotto a termine, su disegno dell’architetto senese Augusto Corbi e inaugurato solo nel 1892, grazie al decisivo intervento finanziario dell’Eredità Agricola Castagnoli, da cui il Teatro stesso prese il nome.

Così come alcune opere rilevanti, che trassero spinta dalla presenza degli impiegati in estatatura a Scansano, furono portate a termine solo negli anni conclusivi dell’estatatura, come il Teatro Castagnoli e il nuovo Edificio delle Scuole, inaugurato nel 1896, che ospitò nel primo anno scolastico  1897/98 ben 240 alunni.

In definitiva sembra proprio che il fenomeno dell’estatatura fu si per scansano un forte stimolo a trasformarsi e ad ammodernarsi, ma che tale opera sia rimasta sostanzialmente incompiuta e soprattutto non abbia lasciato risultati duraturi, eccetto la costruzione di alcuni significativi edifici pubblici e di non pochi palazzi privati.

Tale è l’impressione che ne ebbe anche il Nicolosi circa un decennio dopo la fine dell’estatatura: <<Di tutta la Maremma montana nessun altro paese quanto questo s’è mutato per adattarsi allo spirito dei tempi. Forse a ciò a concorso il fatto che fino a pochi anni addietro Scansano diventava capoluogo della provincia durante i mesi  estivi, quando la malaria rendeva inabitabile la vicina Grosseto….. Scansano, senz’essere riuscito a diventare città, ha perduto l’aspetto caratteristico degli altri luoghi di Maremma, ognuno dei quali sembra rimasto per ricordare uno speciale periodo storico, con una fisionomia sua propria, diversa da quella del paese immediatamente vicino…… In questa interessantissima regione perciò……. Scansano è destinato a rappresentare per il viaggiatore futuro quel periodo burocratico che caratterizzò gli anni di mezzo del secolo XIX. Esso è veramente il borgo con pretese di città, borioso come un nuovo ricco nei nomi delle sue vie dedicate a glorie paesane, borghese nelle sue fiere, che ad epoca fissa gli fanno affluire tutto il commercio maremmano, politicamente (importante) per la sua dignità di collegio elettorale>> (34).

I mutamenti avvenuti a Scansano per l’estatatura rimasero sostanzialmente legati al fenomeno che li provocò, senza riuscire a creare le condizioni su cui fondare prospettive per il futuro.

Perciò la fine dell’estatatura nel 1897 lasciò Scansano in crisi, senza che fossero stati risolti neppure i problemi di più veloci comunicazioni, essendo non completamente definita la stessa viabilità di Grosseto, bisognosa ancora in più punti di correzioni essenziali, nonostante l’importante realizzazione del ponte sull’Ombrone, e neppure avviata la strada per la valle dell’Albegna e Manciano, che si poteva raggiungere solo con otto ore di faticosa cavalcatura o con una intera giornata di vettura.

Anche la mancata accettazione da parte del Governo della proposta di fondare una Scuola per l’Agricoltura, fece venire meno a Scansano la possibilità di disporre di uno strumento di respiro provinciale e si deve considerare un’occasione perduta, di cui risentì negativamente tutta la maremma.

 


N o t e:

  

1 M.CORTI, <<Estatatura: frammenti di storia>>, in AA.VV., Estatatura 1897 – 1997 Contributo per la conoscenza di un fenomeno storico Archivio di Stato di Grosseto 1997, pp. 22-23.

2 ACSc, Ministeriali della R. Camera di Grosseto 1786 – 1799. I lavori andarono a rilento se nel 1788 il Vicario si lamentava dell’indolenza della Magistratura comunitativa di Scansano riguardo ai lavori al Pretorio, bisognoso di urgenti riparazioni al tetto e alle muraglie del piano superiore.

3 ACSc, Ministeriali della R. Camera 1804; Copialettere del Maire 1809 – 1810, nn. 293, 332, 339; Idem 1811, nn. 131, 140, 155 e decreti napoleonici in Bulletin des lois 308, n. 5872 e 309, n.5876.

4 Per l’espansione cinquecentesca di Scansano al tempo degli Sforza, vedi A.BIONDI, Il castello di Scansano, in corso di pubblicazione.

Per alcune nuove costruzioni su via degli Ortacci: ACSc, Delibere del Consiglio, 1841, c 1; 1844-46, cc 42, 55, 79; 1846-49, cc 141, 166, 182, 199.

5 ACSc, Deliberazioni del Consiglio 1844-46, c 132. nel 1850 fu costruito un pozzo provvisorio per lavare i panni dell’Ospedale. Idem 1850-53, c 5.

6 ACSc, Delibere del Consiglio per il Cancelliere 1849-1851, c. 16 e Delibere del Consiglio 1846-49, c 111.

7 ACSc, Atti magistrali 1848-49, con lettera del 25-6-1846 che denuncia l’eccessivo affollamento de carcerati (in una piccola cella ve n’erano addirittura 5);

Delibere del Consiglio 1846-49,c.153, 155; 1850-53, c. 1, 57, 62; 1856, c. 118.

8 ACSc, Delibere del Consiglio 1860-61, cc. 100, 109.

9 M.CORTI, cit., p.34 per l’elenco degli uffici grossetani, che si recavano a Scansano. All’elenco andrebbe aggiunto l’Ufficio Metrico.

10 Per la vicenda vedi Archivio Comunale di Orbetello (ACO), Delibere del Magistrato e Consiglio 1865, cc. 39-49; Delibere del Consiglio 1870-71, cc. 134; 1872-73, cc. 32-33 e 100; Delibere della Giunta 1870-72, cc. 207 e 2015-218; 1872-73, cc. 162-163 e ACSc, Cl. XVIII, fasc. 182, Lettere della Prefettura del 19-2-1868, in cui si rassicuravano gli scansanesi, facendo riferimento ai lavori dell’ex Convento di S. Chiara destinato a Caserma; inoltre cenni si ritrovano nella <<Relazione del R. Delegato straordinario per l’amministrazione del Comune di Scansano cav. Carlo Aspettati-Avunti>> stampata a Grosseto nel 1870, pp. 31-32.

11 ACSc, Deliberazioni del Consiglio 1873, nn. 3, 12, 16, 17, 18, 23, 24, e Cl. XVIII, fasc. 191. Per maggiori dettagli vedi A.BIONDI, <<Scansano: un paese maremmano in trasformazione per l’estatatura>> in: AA.VV., Estatatura 1897-1997…, cit., pp.136-138.

12 ACO, Delibere della Giunta 1872-73, c. 163.

13 ACSc, Cl. XVIII, fasc. 7 e più in dettaglio: A.BIONDI, <<Scansano: un paese…>>, cit., pp. 138-140.

14 Per le iniziative che portarono alla fine dell’estatatura, vedi nel volume Estatatura 1897-1997…, cit., gli interventi di M.CORTI, cit., pp. 39-40; E.BARATTA – V.PACINI, <<Gli ultimi trenta anni di estatatura a Grosseto: speranze e timori di una città>>, pp. 62-74; A.FAMIANI, <<Estatatura: cronaca di un iter parlamentare>>, pp. 79-103; P.PISANI, <<L’opera e l’attività degli Onorevoli Ettore Socci e Pietro Valle>>, pp. 115-116 e 118-123.

15 Archivio Parrocchiale di Scansano (APSc), Sagrestia, Entrate e Uscite 1897-98.

16 Furono chiamati a farne parte i deputati Angelo Valle ed Ettore Socci, l’avvocato Vittorio Valeri, Presidente della Deputazione Provinciale, il commendatore Ciro Aldi-Mai, Presidente del Consiglio Provinciale, il senatore Ammiraglio Accinni, gli avvocati Ugo Sorani, Francesco Sellari, Francesco Armelani, Ciccolò Santini e Francesco Fabbri, il Gen. Giovanni Cecconi e l’ingegnere Vannuccio Vannuccini. ACSc, Delibera del Consiglio del 25-1-1899.

17 P.VALLE, Sulla utilità della strada rotabile tra Scansano e Manciano, stampato a Firenze, 1863 e Memoria sulla costruzione di una strada fra Scansano e Manciano del Gonfaloniere L.ARMELANI, stampato a Grosseto nel 1877.

18 ACSc, Deliberazioni del Consiglio 1882, <<Delibera del 27-11-1882>>.

19 ACSc, Deliberazioni dell’8 gennaio e 30 aprile 1901 e del 5 giugno 1902.

20 ACSc, Deliberazioni del Consiglio 1902-1903. <<Delibere del 24 marzo, 16 aprile, 12 maggio, 5 giugno, 24 agosto 1903>>.

21 La miniera di zolfo, pochi anni dopo l’avvio, fu gestita da Niccolò Ghio, possidente scansanese, fino al 1844. M.SORELLI, <<Una miniera maremmana dell’età preindustriale. Le zolfiere granducali di Pereta, dagli inizi all’abbandono dell’attività estrattiva (secc. XVIII-XIX)>>, in: Bollettino della Società Storica Maremmana, n. 49., Grosseto 1985, pp. 106-130.

22 P.F.BANDETTINI, L’evoluzione demografica della Toscana dal 1810 al 1899, Torino, 1960, che a pag. 95 inserisce Scansano nella <<zona di montagna>> insieme ai Comuni dell’Amiata e a Manciano, Pitigliano e Sorano. Per i dati demografici vedi anche E.REPETTI, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, Firenze, 1843, vol. V, p. 214; nonché i Censimenti del 1861 e del 1881.

23 ACSc., Cl. XVIII, fasc. 1, 1873.

24 ACSc., Cl.I, fasc. 3, in cui si trova la Delibera del Consiglio del 17-1-1874. una ghiacciaia di proprietà Armelani esisteva già nel 1842, all’incrocio della via provinciale per Grosseto con la strada dei Salatoli.

25 E’ noto che gli ebrei pitiglianesi, nel corso dell’ ‘800, si disseminarono in vari paesi della Maremma e del vicino Lazio per ragioni commerciali, rimanendo però legati alla Comunità e alla Sinagoga di Pitigliano. A Scansano d’altra parte già nel 1810 si trovano altri mercanti ebrei come gli Ajò, affittuari di un piano del Palazzo Vivarelli.

Cfr. ACSc., Copialettera 1809-10, n.332.

26 ACSc., Deliberazioni del Consiglio 1850-53, c. 150; 1856, cc. 108-109.

27 Cenni essenziali sull’Eredità Agricola, voluta per testamento del 1879 dal nostro Filippo Castagnoli, in: L.NICCOLAI, <<Il Teatro Castagnoli di Scansano>>, in: Bollettino della Società Storica Maremmana, nn. 225-226, Grosseto 1972, pp. 109-126.

28 Sulla soppressione definitiva del Petreto nel 1866, vedi ACSc., Cl.XVIII, Fasc. Agricoltura, Affare 102. Dopo la chiusura, a cui cercò di opporsi il Guardiano fra Eusebio da Farnocchia, molti abitanti della campagna scansanese presentarono istanza perché la chiesa del Petreto fosse eretta in Cura per le borgate di Croce, Saragiolo, Fonte al Carpine e Civitella e per i poderi sparsi intorno, che contavano 350 persone. Al Petreto si erano anche legate molte famiglie facoltose scansanesi e di Regi Impiegati, che avevano cominciato a far seppellire i loro morti nei Chiostri del Convento. Ne è un esempio la richiesta del 27-8-1845 per esigere una memoria lapidaria al defunto Cancelliere Stefano Pieralli, sepolto nel Chiostro esterno del Petreto, da parte della vedova. ACSc., Deliberazioni del Consiglio 1844-46, c.127.

29 L.NICCOLAI, <<La Colonia Agricola di Scansano (1872-1878)>>, in: Bollettino della Società Storica Maremmana, n.27, Grosseto 1973, pp. 13-34 e in: L.NICCOLAI, La terra di Scansano¸Ed. Cantagalli, Siena 1991, pp. 173-176.

30 La produzione di vino a Scansano era già consistente ai primi dell’Ottocento, se nel 1813 furono prodotti 5540 ettolitri. Nel 1893 le varietà di vitigni erano: procanico, malvasia, lanaiolo, tinto di Spagna e morellino, il cui nome sembra legarsi all’estatatura, se viene fatto derivare dai cavalli morelli che portavano le carrozze nel tragitto Grosseto – Scansano. Per l’estrazione dell’olio si usava l’acqua calda in quell’epoca a Scansano.

Cfr. ACSc., Cl XVIII, fasc. 6. notizie sui produttori di vino e olio del 26-4-1892.

31 ACSc., Delibere del Consiglio 1856, c.116.

32 D.CARLOTTI, Statistica della Provincia di Grosseto, Firenze, 1865, p.183

33 ACSc., Cl. XVIII, fasc.7

34 C.A. NICOLOSI, La montagna maremmana, Bergamo, 1911,pp 69-70


 

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